Il mostro GNL arriva a Pesaro

di Roberto Malini

C’è una strana quiete attorno agli impianti di liquefazione e stoccaggio del GNL. Non hanno l’aria minacciosa delle raffinerie di petrolio, né lo skyline postmoderno delle centrali nucleari. Sono strutture industriali con cisterne bianche e tubature di metallo che si snodano come vene d’acciaio, immerse in un paesaggio che potrebbe quasi sembrare innocuo. Ma l’aria racconta un’altra storia. Per fortuna, attualmente il mondo sembra abbandonare progressivamente tali strutture inquinanti e pericolose, nonostante vi sia chi non vi rinuncia ancora, perché dietro a ognuna di esse si muove un giro enorme di denaro. Denaro che ha il colore dei veleni che si diffondono attorno agli impianti. Almeno, le installano in aree desertiche, lontane dall’abitato e dalle riserve naturali.

Tuttavia, vi sono eccezioni. Vi sono industrie che riescono a ottenere autorizzazioni che si pongono contro ogni buon senso, contro ogni direttiva che protegge la salute e la vita pubblica, l’ambiente, l’aria e l’acqua. Adesso tocca a Pesaro. Il mostro GNL arriva a Pesaro, una città d’arte e cultura, immersa in un paesaggio tanto delicato quanto antico e suggestivo. Arriva come un gigante spietato e inarrestabile e desidera fermarsi in un’area ad alto rischio sismico e alluvionale.

Altre città hanno già subito la presenza di quel gigante assassino. Hanno subito perdite e hanno visto il paesaggio urbano trasformarsi, l’aria diventare venefica, l’acqua contaminata, la salute aggredita. Non li si vede, non li si sente subito, ma sono potenti e mortiferi. Il particolato fine, le esalazioni di benzene, formaldeide e composti organici volatili, il metano stesso che, quando non viene bruciato nei flares di emergenza, si disperde silenzioso, contribuendo a un ciclo tossico che si infiltra nelle città e nei polmoni.

Chi paga il prezzo più alto? I bambini, i più fragili, gli anziani. Nelle aree intorno agli impianti, le percentuali di asma infantile sono più alte della media nazionale. Le malattie cardiovascolari e endocrine registrano picchi anomali, come se i corpi cercassero disperatamente di adattarsi a un ambiente che avvelena senza clamore. Il numero di tumori polmonari e leucemie cresce, ma le correlazioni con l’inquinamento da GNL restano il più delle volte sommerse nei rapporti scientifici di settore, sepolte da dichiarazioni rassicuranti sui “limiti di sicurezza”.

Nel frattempo, la filiera del GNL ha imparato l’arte della minimizzazione. Non si parla del particolato ultra-fine che entra nel circolo sanguigno, dell’accumulo di tossine nei tessuti umani, degli studi che mostrano il legame tra l’esposizione cronica agli inquinanti e l’aumento delle malformazioni neonatali.

Poi, c’è il rischio immediato, lo spettro dell’incidente rilevante. Una falla nelle condutture, una fuoriuscita di metano liquido che evapora in un istante a meno 160 gradi, formando una nube pesante, invisibile, letale. Se incontra una scintilla, l’onda d’urto viaggia per chilometri. Le simulazioni più conservative dicono che un’esplosione potrebbe radere al suolo tutto nel raggio di decine di chilometri. Le più audaci suggeriscono che l’industria ha sempre sottostimato il pericolo. A Pesaro, sembra incredibile, sembra la trama di un film distopico, invece è vero: è stato autorizzato nientemeno che dal Ministero per l’ambiente (sic!) un impianto per la liquefazione del metano a 130 metri di distanza dalle case, a 150 metri da un asilo, a meno di un chilometro dal centro storico, a due chilometri dal fragile litorale e dall’oasi del San Bartolo. UE le istituzioni locali, cosa fanno? Per ora niente. Si nascondono, tacciono, non ne vogliono parlare, neanche di fronte alle richieste allarmate da parte dei cittadini, neanche di fronte a tanti dati che condannano i bambini e le persone più vulnerabili che vivono in città.

Eh già, non è ancora finita e può accadere che un terminal GNL nasca anche oggi, quando sappiamo quanto sia tossico, patogeno e pericoloso, vicino ai centri abitati, a scuole, ospedali, riserve naturali. I governi giustificano questa espansione con la retorica della “transizione energetica”, come se spostare l’ago del problema da un combustibile fossile all’altro fosse una soluzione.

Ma chi osserva l’orizzonte delle cisterne sa che la minaccia non è solo negli studi scientifici. È nel respiro che si fa più corto. Nell’aria che porta con sé un sapore metallico, come un presagio. Il mostro GNL è sempre più vicino a Pesaro e dobbiamo fermarlo.

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