A Roberto Malini il Premio “Veltro d’argento” del Centro Lunigianese di Studi Danteschi

Roberto Malini, poeta e saggista, si è aggiudicato il Premio “Veltro d’argento” del Centro Lunigianese di Studi Danteschi con il saggio “La «selva oscura»: il paesaggio reale dietro la prima terzina della Divina Commedia”.

La notizia appare nel Bollettino del Centro Lunigianese di Studi Danteschi, diretto dal dantista Mirco Manuguerra, anno XXIV, n. 225, maggio 2026, dove il contributo di Malini viene presentato come opera premiata nell’ambito delle attività culturali promosse dal Centro.

Il riconoscimento proviene da una delle realtà più attive e identitarie nel campo degli studi danteschi legati al territorio: il Centro Lunigianese di Studi Danteschi, con sede a Mulazzo, è fondatore e gestore della Casa di Dante in Lunigiana, struttura culturale nata per valorizzare il rapporto storico, letterario e simbolico fra Dante Alighieri e la Lunigiana. Il museo, ospitato nel borgo medievale di Mulazzo, comprende anche una biblioteca dantesca, una galleria artistica e spazi didattici dedicati alla divulgazione dell’opera del Sommo Poeta.

Nel panorama delle ricerche dantesche, il Centro occupa una posizione particolare e prestigiosa perché custodisce e rinnova una tradizione di studi legata a un luogo cruciale dell’esilio dantesco: la Lunigiana dei Malaspina, teatro di memorie storiche, diplomatiche e letterarie che attraversano l’opera di Dante e la sua ricezione. La sua attività coniuga ricerca, divulgazione, didattica e valorizzazione del patrimonio locale, facendo della Lunigiana non un semplice sfondo geografico, ma una chiave interpretativa viva per comprendere alcuni snodi dell’esperienza dantesca.

Nel saggio premiato, Malini propone una lettura suggestiva della celebre apertura dell’Inferno: la “selva oscura” non viene considerata soltanto come grande allegoria morale e spirituale, ma anche come possibile memoria di un paesaggio reale, quello delle foreste medievali europee, dominate da ombre, pericoli, animali selvatici e smarrimento. L’autore ricostruisce un immaginario naturale in cui la paura del bosco, la presenza di lupi, linci e leoni, la perdita dell’orientamento e il confine fra civiltà e natura selvaggia diventano elementi concreti, capaci di nutrire la potenza simbolica della prima terzina dantesca.

Il valore del saggio sta proprio in questo equilibrio: Malini non riduce Dante a una cronaca naturalistica, ma mostra come la forza della sua allegoria nasca anche da un’esperienza sensibile del mondo. La selva, così, torna a essere insieme luogo dell’anima e paesaggio storico, spazio interiore e territorio reale. È una prospettiva che arricchisce la lettura della Commedia, ricordandoci che i grandi simboli della poesia non perdono profondità quando vengono ricondotti alla terra: al contrario, diventano più vivi.

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