Il laboratorio “Suoni e rumori alle origini della Terra” al Pesaro Film Festival Circus, con Dario Picciau, Roberto Malini e “Allegro non troppo” di Bruno Bozzetto
Nel Salone Nobile Antonia Pallerini di Palazzo Gradari, venerdì 19 giugno 2026, il Pesaro Film Festival Circus – Cinema per bambini ha ospitato uno di quegli eventi che dimostrano quanto il cinema, quando incontra l’infanzia, possa tornare alla sua natura più profonda, che va ben oltre la visione e diventa invenzione, rigenerazione, gesto collettivo. Il laboratorio “Suoni e rumori alle origini della Terra”, curato da LibriVivi con Dario Picciau e Roberto Malini, ha condotto bambini e ragazzi dentro una delle sequenze più celebri e visionarie di Allegro non troppo di Bruno Bozzetto: la cosiddetta “scena della Coca-Cola”, apologo animato sull’evoluzione, la rovina e la possibilità sempre fragile di un nuovo inizio.
A organizzare e accompagnare l’esperienza, con la sua autorevolezza insieme rigorosa e accogliente, Giulietta Fara, fondatrice e direttrice del Future Film Festival, studiosa di animazione digitale, docente di Storia della Motion Graphics all’Università di San Marino e curatrice della sezione Pesaro Film Festival Circus. La sua presenza ha dato al laboratorio una cornice preziosa: non una semplice attività didattica, ma un attraversamento consapevole del linguaggio cinematografico, là dove immagine, suono, parola e immaginazione infantile si incontrano.
Il frammento bozzettiano scelto è tra i più potenti della storia dell’animazione italiana. Un veicolo spaziale atterra in una landa desolata e abbandona dietro di sé una bottiglietta di Coca-Cola con ancora un residuo di bevanda. Da quel minimo resto, da quella traccia apparentemente insignificante della civiltà dei consumi, la materia si anima. La vita ricomincia. Cellule, organismi, creature marine, esseri che strisciano e poi camminano attraversano ere, catastrofi, glaciazioni e terremoti, fino a suggerire che il ciclo dell’evoluzione non conosce davvero una fine, ma soltanto nuove, inquietanti ripartenze.
Nella prima parte dell’incontro, Roberto Malini ha guidato i giovani partecipanti nella scrittura della scena. I bambini hanno osservato, descritto, commentato: hanno trasformato le immagini in parole, cogliendo con sorprendente intensità il senso della metamorfosi, della sopravvivenza, dell’ironia cosmica che attraversa il capolavoro di Bozzetto. “Il tempo ghiaccia!”, hanno scritto, restituendo in una formula fulminea la percezione di un universo in cui la vita procede anche quando tutto sembra fermarsi. Nei loro testi affioravano paura e meraviglia, distruzione e fiducia. Con l’idea dominante che si avanzi sempre, che qualcosa resista, che dal buio possa tornare una voce.
La seconda parte, condotta da Dario Picciau, regista ed editore, ha aperto ai partecipanti il territorio della sonorizzazione: l’arte di dare corpo acustico alle immagini, scegliendo rumori, effetti, atmosfere, pause, respiri e musica. Nel cinema, la sonorizzazione non è un semplice dettaglio tecnico, ma una forma di scrittura parallela, che costruisce spazio, tempo, emozione e rende visibile ciò che l’immagine da sola non dice. I ragazzi hanno così imparato a pensare il suono come materia narrativa, fino a prestare la propria voce ai testi appena composti, leggendo al microfono e doppiando la sequenza.
Il risultato finale, proiettato al termine del laboratorio, ha commosso pubblico e autori. La scena di Bozzetto, rispettata nella sua forza originaria, si è caricata di una nuova vibrazione, restituendo la percezione di una forza vivificante che guardi il pianeta tormentato con gli innumerevoli occhi dei vivi, attraverso la profondità spontanea dell’infanzia. Un’energia capace di sospingere l’evoluzione, sia naturale che civile, di una Terra che non è soltanto un’eredità ricevuta, ma una responsabilità da custodire. In quelle voci giovani, nel buio della sala, la grande allegoria ecologica di Allegro non troppo ha trovato un controcanto inatteso e necessario.
Giulietta Fara ha annunciato che il filmato sarà inviato a Bruno Bozzetto, che lo attende con curiosità e partecipazione. Ed è bello pensare che questo piccolo esito laboratoriale possa diventare qualcosa di più di un esercizio, forse un segno, un messaggio o persino un simbolo di ciò che creatività e tecnologia, se orientate da sensibilità e pensiero critico, possono ancora offrire a un progresso più saggio, più umano, più rispettoso dell’ambiente e delle generazioni che verranno.
In un tempo in cui l’immagine rischia spesso di consumarsi in fretta, il laboratorio di Palazzo Gradari ha ricordato che il cinema può ancora educare all’osservazione positiva, all’ascolto e alla responsabilità. E che a volte, per immaginare il futuro della Terra, sarebbe saggio affidarsi alla voce dei bambini.
Nell’immagine, i bambini del laboratorio “Suoni e rumori alle origini della Terra” davanti alla scena di “Allegro non troppo” di Bruno Bozzetto, con la guida di Dario Picciau, Roberto Malini e Giulietta Fara.

