di Roberto Malini
Nei giorni scorsi ho ricevuto numerose telefonate da Fano, provenienti da cittadini, appassionati e persone legate alla città, che desideravano ringraziarmi per l’intervento promosso insieme a EveryOne Group a tutela della Madonna dei Martinozzi, la statua cinquecentesca collocata sotto il voltone che collega piazza XX Settembre alla Corte Malatestiana.
L’opera era stata colpita da un grave cedimento. La parte anteriore della scultura, comprendente il Bambino e una porzione della figura della Vergine, si era staccata ed era precipitata al suolo, frantumandosi. In un primo momento la situazione era apparsa quasi irreparabile e l’ipotesi del restauro era stata giudicata estremamente difficile, se non impossibile.
La prima urgenza, tuttavia, non era stabilire subito se l’opera potesse essere ricomposta, ma impedire che i frammenti andassero dispersi o subissero ulteriori danni. I pezzi erano rimasti a terra, delimitati soltanto da un nastro di plastica, esposti al rischio di essere calpestati, spostati o perduti.
Per questa ragione, con EveryOne Group ho rivolto un appello pubblico alla proprietà dell’immobile e della statua, Crédit Agricole, chiedendo un intervento immediato e sollecitando il coinvolgimento del Comune, della Soprintendenza e di restauratori qualificati.
La risposta dell’istituto bancario è stata rapida. L’area è stata prima transennata e messa in sicurezza, evitando nuovi distacchi e proteggendo ciò che restava a terra. Successivamente due restauratrici hanno raccolto i frammenti, suddividendoli in sei scatoloni e avviando una prima operazione di catalogazione.
Si tratta di un passaggio decisivo. Nel restauro, infatti, anche il più piccolo frammento può rivelarsi indispensabile. La sua posizione, il materiale, le fratture e le tracce presenti sulla superficie possono aiutare i tecnici a comprendere la dinamica del cedimento e a stabilire quali parti siano recuperabili e con quali metodologie.
Oggi la Madonna dei Martinozzi non è più abbandonata al rischio della dispersione. I frammenti sono stati messi al sicuro e potranno essere studiati attraverso una documentazione fotografica completa, analisi diagnostiche dei materiali e una valutazione scientifica della fattibilità del restauro.
Crédit Agricole ha inoltre annunciato la volontà di sostenere economicamente l’intervento. Si apre così una nuova fase, quella del recupero, della ricomposizione e della restituzione dell’opera alla città.
Parallelamente all’azione di tutela, ho fornito alcune osservazioni sulla storia della statua e sul suo autore, invitando le istituzioni a proseguire gli studi. La Madonna, è risaputo, fu commissionata nel 1579 dal nobile Pietro Martinozzi allo scultore Lodovico da Urbino per proteggere la città dalle epidemie e dal brigantaggio. Non è quindi soltanto un manufatto artistico, ma una testimonianza della storia religiosa, civile e identitaria di Fano.
Un documento pubblicato da Antonino Bertolotti nel 1881 attesta inoltre la presenza a Fano, già nel 1559, di un “M. Lodovico da Urbino”, pagato insieme a uno scarpellino per la realizzazione di due stemmi in pietra. Pur non riferendosi direttamente alla Madonna, la coincidenza del nome, della provenienza e dell’attività scultorea rende plausibile che si tratti dello stesso maestro. Anche l’eleganza manieristica della statua, il panneggio morbido e la figura allungata della Vergine sembrano avvicinarla all’ambiente urbinate e, in particolare, alla cultura plastica legata alla scuola di Federico Brandani. Saranno il restauro e nuove ricerche d’archivio a chiarire meglio questa ipotesi.
Il salvataggio materiale dell’opera deve andare di pari passo con la sua valorizzazione. Sarà importante approfondirne la vicenda storica, studiarne le caratteristiche stilistiche, ricostruire i restauri e gli spostamenti subiti nel corso dei secoli e valutare, una volta completato l’intervento, le migliori condizioni per la sua futura collocazione e fruizione.
Salvare l’arte significa impedire che una parte della nostra memoria scompaia per sempre. È un impegno a cui mi dedico da molti anni, collaborando con musei, istituzioni culturali, studiosi e collezionisti. Ogni opera recuperata è una vittoria collettiva; nessuno può riuscirci da solo. Senza la risposta immediata di Crédit Agricole, l’attenzione delle istituzioni locali e il lavoro competente delle restauratrici, il mio appello sarebbe rimasto soltanto una voce e la Madonna dei Martinozzi avrebbe rischiato di essere perduta. Il mio compito è riconoscere il valore di un’opera quando è in pericolo, accendere l’attenzione pubblica e ricordare alla comunità che l’arte non appartiene soltanto al passato, ma ci rappresenta, ci unisce e continua a parlare alle generazioni presenti e future.
La vicenda della Madonna dei Martinozzi dimostra quanto possa essere determinante un intervento tempestivo. Dall’allarme iniziale alla messa in sicurezza, dalla raccolta dei frammenti all’impegno per il restauro, il percorso è stato rapido e concreto.
Ora occorreranno studio, prudenza e competenza. Ma il primo risultato, fondamentale, è già stato raggiunto: l’opera non è più in pericolo immediato e la città di Fano può tornare a sperare di rivederla restaurata e restituita al luogo e alla comunità cui appartiene.
Nella foto, la scultura prima del danno




