di Steed Gamero
C’è un momento, nella vita di ogni insegnante, in cui la porta dell’aula smette di essere una porta e diventa una soglia. Oltre quella soglia non c’è soltanto una classe, ma un sistema complesso di voci, attese, fragilità, norme, registri elettronici, famiglie, colleghi, programmi, valutazioni, silenzi, piccoli disastri quotidiani e improvvise illuminazioni. È da quella soglia che parte Manuale di sopravvivenza nel multiverso della scuola, il nuovo libro di Daniela Malini, docente e scrittrice, pubblicato da Lavinia Dickinson Edizioni e illustrato da Roberto Malini con l’ausilio dell’AI.
Il titolo è ironico, ma non leggero. La scuola, oggi, somiglia davvero a un multiverso dove ogni aula è un mondo, ogni studente una storia, ogni consiglio di classe una costellazione instabile, ogni riforma un nuovo codice da decifrare. Chi entra per la prima volta nell’insegnamento può sentirsi spaesato, perfino sconcertato, sospeso fra responsabilità enormi e burocrazie labirintiche, fra il desiderio di educare e la fatica di sopravvivere al linguaggio amministrativo che spesso circonda, comprime e talvolta offusca la relazione educativa.
Il libro di Daniela Malini nasce lìi, nel punto in cui la scuola reale incontra la scuola immaginata. Non è un manuale per diventare docenti perfetti, visto che la perfezione, per fortuna, è più appannaggio delle macchine che dei docenti. È piuttosto una guida per restare insegnati veri. La sua forza sta proprio nel tono, sempre diretto, familiare, esperto senza essere cattedratico. Daniela non guarda la scuola dall’alto di una teoria, ma dal banco, dalla cattedra, dal corridoio, dalla riunione interminabile, dalla frase detta da uno studente quando meno te l’aspetti e che improvvisamente rimette in moto il senso di tutto.
Il libro si rivolge ai nuovi docenti, ma in realtà parla a chiunque abbia attraversato la scuola. Perché la scuola non è solo un’istituzione, bensì un deposito di memoria. È il luogo delle prime paure pubbliche, delle interrogazioni, degli incontri decisivi, delle frustrazioni, delle ingiustizie percepite come assolute e delle scoperte che cambiano una vita. Ognuno porta con sé un maestro, una professoressa, una frase, una ferita, un incoraggiamento, un giudizio rimasto addosso troppo a lungo. La scuola è parte della biografia di tutti, anche di chi pensa di esserne uscito.
In questo senso, Manuale di sopravvivenza nel multiverso della scuola è un libro necessario perché non riduce l’insegnamento a tecnica, né la scuola a procedura. Parla di motivazione perduta e ritrovata, di classi difficili, di programmi che rischiano di diventare feticci, di valutazioni che possono orientare o ferire, di famiglie con cui costruire alleanze invece che trincee. Ma soprattutto parla dello sguardo. Quello che permette di passare dal voto alla persona, dalla rigidità all’ascolto, dal controllo alla fiducia. Fino ad arrivare all’intuizione, strumento principe dell’insegnante capace di aiutare i suoi allievi a crescere.
Daniela Malini conosce bene la scuola delle responsabilità e delle contraddizioni. Docente di liceo delle Scienze Umane, poeta e attivista per i diritti umani, ha più volte preso posizione nel dibattito pubblico, opponendosi a una visione della scuola ridotta ad addestramento o selezione travestita da merito. Nelle sue riflessioni emerge una convinzione precisa, vale a dire che la tecnica è importante, le competenze sono necessarie, ma senza pensiero critico, senza libertà intellettuale, senza capacità di collegare e comprendere, la scuola smette di formare persone e comincia soltanto a produrre funzioni.
È una questione antica. Già Gaetano Salvemini, all’inizio del Novecento, doveva difendere gli insegnanti dall’accusa di lavorare poco, di godere di troppe vacanze, di essere una categoria privilegiata. Più di un secolo dopo, quella caricatura non si è ancora esaurita, aggiornata nei linguaggi, ma non nella sostanza. Si continua a ignorare che il lavoro pedagogico non si misura soltanto in ore di lezione, perché vive nella preparazione, nell’ascolto, nella correzione, nella presenza mentale continua, nella responsabilità di accompagnare bambini e adolescenti mentre diventano lo sviluppo umano di quello che erano.
Il libro di Daniela Malini entra in questa storia lunga, ma lo fa senza lamento corporativo. Non chiede indulgenza per gli insegnanti. Chiede serietà per la scuola. E la serietà, qui, coincide con una forma di umanità vigile. Insegnare non significa solo trasmettere contenuti né “gestire” una classe come si gestisce il reparto o la procedura di un’azienda. Significa essere il motore di una relazione asimmetrica e delicatissima, in cui l’adulto ha potere, ma deve trasformarlo in cura, orientamento, credibilità.
Le illustrazioni di Roberto Malini, che sono parte del suo impegno rivolto a un uso etico dell’AI, accompagnano questo attraversamento come segnali visivi fra i meandri del dedalo. Non decorano semplicemente il testo, ma ne amplificano la metafora. La scuola appare come spazio mutevole, a tratti satirico, a tratti vertiginoso, dove il docente è chiamato a non perdere la bussola della responsabilità.
Perché alla fine il “multiverso” della scuola è proprio un luogo in cui ogni giorno convivono mondi che non sempre riescono a porsi in relazione reciproca. Il mondo dello studente e quello del docente, lo spazio della norma e quello della vita, l’area della valutazione e quella della crescita, il ruolo dell’istituzione e quello del sogno. Daniela Malini non promette di ricomporli una volta per tutte. Propone, invece, di imparare ad attraversarli senza smarrire il senso. Non è poco, se si considerano i timori e le ansie che colgono, a volte a un ritmo quotidiano, tanti giovani insegnanti!
Per questo il suo manuale parla anche a chi non insegna. Ai genitori, agli studenti, agli ex studenti, a chi decide le politiche scolastiche, a chi giudica la scuola da fuori, a chi l’ha amata e a chi l’ha subita. Ricorda che dietro ogni registro, ogni voto, ogni programma, ogni riunione, c’è una domanda semplice e radicale: che tipo di esseri umani vogliamo aiutare a crescere?
Forse non possiamo cambiare la scuola da soli, ci avverte il Manuale. Ma possiamo cambiare il modo in cui la viviamo ogni giorno. Ed è già moltissimo, perché la scuola, prima di essere un sistema, è un incontro. E ogni incontro, quando è sincero, può sperare di aprire un pertugio per uscire dal labirinto.
Scheda del libro
Autore: Daniela Malini
Illustratore: Roberto Malini
Editore: Lavinia Dickinson
Collana: VADE MECUM
Anno edizione: 2026
Uscito il: 5 maggio 2026
Pagine: 136 p., ill. , Brossura
ISBN: 9788894528893



