Con grande tristezza apprendo della scomparsa, il 4 aprile sorso, di Thereza Christina Rocque, editrice, poetessa e figura luminosa della cultura brasiliana.
Per me non è stata soltanto una grande professionista, ma una presenza generosa e visionaria.
Fu lei, grazie anche alla comune amicizia con Adriano e Alessandra Petreca-Dini, a credere profondamente in O Silêncio dos Violinos, dedicato al popolo Rom e a pubblicarlo in edizione biligue, portoghese-italiano, per i tipi della sua casa editrice IbisLibris.
Ma non si limitò a pubblicarlo: lo accolse, lo comprese e lo fece vivere.
Grazie al suo entusiasmo e alla sua sensibilità, quel libro divenne in Brasile qualcosa di più di una raccolta poetica. Un incontro tra culture, una voce condivisa, un caso letterario.
Nelle comunità Rom nacquero vere e proprie feste della poesia, dove i miei versi venivano letti, cantati, danzati. Era esattamente ciò che Thereza, in sinergia con la famiglia Petreca-Dini, sapeva fare: trasformare la letteratura in relazione, in esperienza viva.
Ricordo il suo sguardo attento, la sua passione per le parole, la sua capacità rara di riconoscere nella poesia non solo un valore estetico, ma un atto di civiltà.
La sua eredità resta nei libri che ha amato, negli autori che ha sostenuto, nei ponti che ha costruito tra mondi diversi.
La saluto con gratitudine e affetto, certo che il suo lavoro continuerà a vivere, a parlare, a promuovere pace e uguaglianza attraverso l’arte e la cultura.

