Il presente di Israele e noi che ci occupiamo di Shoah

di Roberto Malini

Noi che ci occupiamo di Shoah e collaboriamo con musei, memoriali e centri di studio internazionali non possiamo liquidare come esagerate o infondate le accuse di crimini contro l’umanità rivolte a Israele. Proprio il legame profondo con i testimoni, con la memoria della persecuzione e con il popolo israeliano ci impone di guardare senza reticenze alle politiche, alla propaganda disumanizzante e alle azioni militari messe in atto a Gaza dopo il 7 ottobre. Condividiamo le preoccupazioni espresse da autorevoli storici della Shoah, come Omer Bartov e Amos Goldberg, che hanno riconosciuto in questi eventi dinamiche e segnali di carattere genocidario. La memoria non può diventare uno scudo contro ogni critica né essere invocata per giustificare la violazione dei diritti altrui. Abbiamo il dovere di custodire la memoria della Shoah e di tutte le vittime delle persecuzioni naziste. Proprio per questo, dobbiamo opporci a ogni forma di repressione iniqua, crimine di guerra o disumanizzazione. Lavoriamo perché le violenze cessino, perché i civili siano protetti e vengano ricostruiti i luoghi distrutti dalle armi. E perché Israele e ogni altro attore coinvolto tornino pienamente nel quadro del diritto internazionale. Custodire la Memoria significa anche operare per la pace, la dignità umana e i diritti di tutti i popoli.

Nella foto, Omer Bartov

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