di Roberto Malini
Il Premio Nobel per la Letteratura 2026 è stato assegnato ad Anne Carson, poetessa e classicista canadese, fra le voci più originali della letteratura contemporanea. L’Accademia svedese ne ha riconosciuto l’audacia inventiva e il dialogo con la tradizione classica, da cui nascono forme nuove per raccontare l’esperienza umana.
Il Nobel ad Anne Carson premia una scrittura in cui l’antico continua ad accadere. Autobiografia del rosso, Gerione attraversa la distanza dei secoli per abitare un corpo adolescente, conoscere l’amore per un altro ragazzo, patire l’abbandono, cercarsi nelle immagini della propria macchina fotografica. Il rosso della sua pelle e le ali diventano la materia sensibile di un’identità che tenta di riconoscersi. Carson sposta il centro di gravità del racconto verso la creatura sulla quale si esercitava la gloria dell’eroe, affidandole percezione, desiderio e sopravvivenza. Gerione può appartenere a coloro che hanno visto l’interno del vulcano e sono tornati, «People who saw the inside of the volcano. / And came back».
Questa trasformazione del mito in una vicenda intima e sociale appartiene a una letteratura che attraversa le epoche, rinnovando dall’interno i propri simboli. Joyce porta l’Odissea nelle strade e nei pensieri di Dublino; Pavese interroga gli dèi sulla ferita dell’esistenza; Christa Wolf affida a Cassandra una memoria in cui l’amore e la rovina della città diventano inseparabili; Walcott fa risuonare l’eredità omerica nella storia caraibica. Sono modi diversi di rendere il mito nuovamente abitabile, lasciando che il presente ne modifichi la voce e che quella voce allarghi la nostra esperienza del presente.
Un’affinità emerge anche nei Ragazzi della Casa del Sole di Steed Gamero, dove il Minotauro, il volo e il sogno penetrano nella sofferenza concreta dell’adolescenza, dandole un’estensione visionaria. In Carson questa possibilità raggiunge una particolare intensità poetica. La vita queer entra nel patrimonio del mito con la propria forza creatrice, porta nuove domande ai suoi personaggi, cambia il destino delle sue creature. Il classico torna così a essere un luogo aperto, nel quale un’esistenza può riconoscersi e cominciare a raccontarsi.
