È iniziato il BAIFF 2026: il cinema incontra il suo futuro

Venezia accoglie la quarta edizione del Burano Artificial Intelligence Film Festival. Tra poesia digitale, sperimentazione visiva e nuove responsabilità autoriali, l’intelligenza artificiale apre territori espressivi che affascinano e inquietano, mentre una generazione internazionale di cineasti comincia a definirne il linguaggio.

di Roberto Malini

Venezia, 13 ottobre 2026. Il cinema ha sempre avuto un rapporto singolare e privilegiato con le missioni impossibili. Dai primi esperimenti dei pionieri dell’immagine in movimento alle illusioni di Georges Méliès, dalle avanguardie surrealiste alle grandi metamorfosi dell’animazione, la settima arte ha continuamente trasformato le proprie tecnologie in strumenti di immaginazione. Oggi, con l’intelligenza artificiale generativa, si affaccia a una nuova stagione della sua storia, forse una delle più imprevedibili. Le immagini possono nascere da un dialogo fra sensibilità artistica e sistemi computazionali, attraversare epoche e stili, reinventare la materia, la luce e il movimento. E soprattutto possono dare forma a visioni che, fino a pochissimo tempo fa, avrebbero richiesto mezzi produttivi immensi o sarebbero rimaste confinate nell’immaginazione dei loro autori. È in questo clima di entusiasmo, interrogativi e tensioni creative che Venezia accoglie, dal 13 al 17 ottobre 2026, la quarta edizione del BAIFF – Burano Artificial Intelligence Film Festival, ospitata negli spazi della Fondazione Querini Stampalia. Nato nella laguna veneziana, il Festival rivendica una posizione pionieristica nel panorama europeo, dedicando il proprio programma alle opere audiovisive create con il contributo dell’intelligenza artificiale. Una manifestazione che mette in relazione cinema, arti visive, ricerca tecnologica e riflessione culturale, in un luogo dove la tradizione artistica dialoga da secoli con l’invenzione.  A dare vita e continuità a questo progetto sono stati Giovanni Balletta e Anja Rudak, animati dalla convinzione che la rivoluzione generativa meritasse uno spazio internazionale di confronto artistico. La loro intuizione si è tradotta in un Festival che guarda alla tecnologia attraverso il talento delle persone, accogliendo cineasti, animatori, sceneggiatori, ricercatori e artisti digitali impegnati a esplorare possibilità espressive ancora largamente sconosciute. Un lavoro culturale che acquista particolare significato in una fase nella quale il linguaggio audiovisivo sta cambiando con una rapidità senza precedenti. Come membro della giuria e collaboratore del Festival, ho avuto quest’anno l’opportunità di visionare numerosi cortometraggi e anche alcuni lungometraggi, realizzati integralmente con strumenti generativi oppure attraverso tecniche miste, i cosiddetti “hybrid films”. Ho incontrato opere di autori italiani e di quasi tutti i paesi del mondo, capaci di sorprendere per la qualità della regia, la ricerca formale, l’originalità delle sceneggiature e, in diversi casi, una notevole maturità autoriale. Alcune animazioni possiedono una forza visiva che sembra nascere dall’incontro fra pittura, cinema sperimentale e poesia. Altre affrontano territori narrativi complessi, con personaggi e ambientazioni costruiti attraverso una collaborazione sempre più raffinata fra intervento umano e generazione algoritmica. La giuria, presieduta da Vincenzo Piscopo, figura di primo piano nell’industria audiovisiva e dal 2025 amministratore delegato di The Jackal, è ancora impegnata nelle valutazioni. I riconoscimenti devono essere assegnati, ma una prima considerazione emerge già con chiarezza. Al di là dei premi, questa edizione testimonia una vitalità creativa straordinaria. Le opere più convincenti rivelano una progressiva emancipazione dall’effetto spettacolare e una crescente attenzione alla costruzione del significato, al ritmo, alla coerenza visiva e alla relazione emotiva con lo spettatore. 

Intelligenza artificiale, il tuo nome è “poesia”

Fra le esperienze più affascinanti provenienti dall’Oriente, e in particolare dalla Cina, si distingue “The Tale of the Peony” (牡丹記), diretto da Yuqing Liu e Jintao Sun. È un’opera che invita a riflettere su una prospettiva particolarmente suggestiva, quella della poesia cinematografica generata attraverso l’intelligenza artificiale. Ispirato alla figura di Yu Xuanji, poetessa cinese del tardo periodo Tang, il cortometraggio intreccia memoria letteraria, racconti soprannaturali della tradizione zhiguai e una riflessione sulla condizione femminile in una società attraversata da gerarchie e oppressioni. La sua qualità più sorprendente risiede nell’elaborazione visiva. Le immagini evocano la consistenza della carta cinese xuan, le delicate stratificazioni della scultura di carta, le superfici dell’inchiostro e le trasformazioni della pittura tradizionale, traducendole in un universo animato di rara suggestione. “The Tale of the Peony” rappresenta, a mio avviso, una delle espressioni più interessanti di ciò che potremmo chiamare poesia in IA. Il movimento sembra nascere dallo stesso velo materico chè dà corpo a personaggi e ambienti, mentre la narrazione assume una dimensione lirica nella quale tradizione e innovazione diventano inseparabili. Ecco come l’intelligenza artificiale può già partecipare alla costruzione di un linguaggio artistico riconoscibile, guidato da una sensibilità culturale precisa. Il film ha ottenuto importanti riconoscimenti internazionali, fra cui i premi per il miglior cortometraggio e il miglior progetto visivo nella sezione AIGC del Beijing International Film Festival 2026. Yuqing Liu, ricercatrice presso l’Università di Hong Kong, e Jintao Sun hanno saputo trasformare una complessa sperimentazione tecnica in una creazione dalla forte identità poetica. Non a caso, a Yuqing Liu e Jintao Sun è destinato nel 2027 il Premio Internazionale di Poesia «La Bellezza Rimane», nell’ambito del Festival di Bioetica di Genova. È un riconoscimento che assume un significato particolarmente interessante perché estende idealmente il concetto di poesia verso nuovi territori espressivi. La poesia può abitare la parola scritta, la voce, il teatro, l’immagine e il movimento; può anche nascere dall’incontro fra la visione di un autore e le possibilità offerte dalle nuove intelligenze. Il panorama asiatico, del resto, appare oggi particolarmente vivace, con esperienze che uniscono tradizioni figurative millenarie e tecnologie avanzate. Accanto a questa ricerca, la produzione europea e americana manifesta sensibilità differenti, spesso più direttamente legate alla sperimentazione narrativa, al cinema fantastico, alla memoria, alla fantascienza e alla riflessione sulla contemporaneità. È un dialogo internazionale che si sviluppa attraverso festival e circuiti sempre più interconnessi, dall’Europa al Giappone, dove anche autori italiani stanno trovando nuove occasioni di visibilità. Il cinema generativo sta acquisendo una geografia culturale propria, nella quale le influenze viaggiano rapidamente e i confini fra scuole artistiche diventano permeabili.

Un codice etico per i rapporti fra gli autori e la “macchina meravigliosa”

Le possibilità offerte dall’intelligenza artificiale sollevano naturalmente questioni cruciali. Il diritto d’autore, il consenso all’utilizzo delle immagini e delle voci, il rapporto con le opere preesistenti, la tutela degli interpreti e la trasparenza dei processi creativi richiedono risposte mature. L’IA modifica inoltre l’organizzazione del lavoro cinematografico, aprendo prospettive a produzioni indipendenti e ad artisti che possono finalmente affrontare progetti visivi di grande ambizione con risorse più accessibili. È una trasformazione che invita a ripensare il concetto stesso di autorialità. Nel cinema generativo, la visione artistica si esprime nella scrittura, nelle scelte estetiche, nella selezione e trasformazione delle immagini, nel montaggio, nel suono, nella direzione narrativa e nella capacità di conferire unità a materiali spesso nati attraverso molteplici procedimenti. La regia continua a essere l’arte di dare forma al tempo e allo sguardo, mentre gli strumenti che la sostengono attraversano una nuova evoluzione. Durante il BAIFF 2026 si parlerà anche di un Codice etico per la collaborazione fra esseri umani e intelligenza artificiale, fra gli autori e la “macchina delle meraviglie”, concepito come contributo al dialogo fra libertà artistica, innovazione e responsabilità. Il tema è particolarmente vicino alle grandi questioni affrontate dall’UNESCO e dalle istituzioni europee, che riconoscono nella tutela della dignità, dei diritti e della diversità culturale un principio essenziale dello sviluppo tecnologico. Un’etica capace di accompagnare questa trasformazione deve sostenere gli autori, proteggere le persone e favorire una sperimentazione consapevole. La libertà creativa acquista forza quando si fonda sul rispetto delle identità, delle opere e delle sensibilità coinvolte. In questo senso, la riflessione etica può diventare parte integrante della qualità artistica, contribuendo a definire una cultura cinematografica realmente innovativa. Il BAIFF rappresenta anche un invito rivolto ai cineasti. A coloro che stanno sperimentando questi strumenti, affrontando difficoltà tecniche, risultati imprevedibili e lunghi processi di perfezionamento, va riconosciuto il coraggio di lavorare su un linguaggio ancora in formazione. Sono artisti che partecipano alla nascita di nuove grammatiche visive, individuando possibilità che potranno influenzare profondamente il cinema dei prossimi decenni. Venezia offre a questa esperienza una cornice dal valore simbolico straordinario. La città di Tiziano, Tintoretto e della grande tradizione figurativa europea, la città che ha accolto per generazioni le sperimentazioni del cinema internazionale, si prepara a incontrare nuove forme dell’immagine in movimento. Nella laguna, dove la luce trasforma continuamente l’aspetto delle architetture e delle acque, la creatività generativa sembra trovare una metafora naturale della propria incessante metamorfosi.

Assistere alle proiezioni del BAIFF 2026 significherà incontrare opere capaci di emozionare, sorprendere, talvolta turbare, e soprattutto comprendere meglio una trasformazione culturale che riguarda tutti noi. Alcuni lavori appariranno come esperimenti ancora aperti, altri riveleranno una compiutezza artistica inattesa. Insieme offriranno l’immagine di un cinema che sta imparando a esplorare territori nuovi, attraverso l’intelligenza e la sensibilità dei suoi autori. La storia delle arti procede grazie a chi accetta di spingersi oltre i linguaggi conosciuti. Oggi una nuova generazione di cineasti sta raccogliendo questa eredità, esplorando il rapporto fra immaginazione umana e intelligenza artificiale con audacia, disciplina e talento. Il cinema del futuro sta già prendendo forma. E la sua novità, la sua energia creativa sono strettamente collegate al coraggio, allo spirito innovativo, al talento degli autori che fanno parte di una frontiera avanzata e ancora in gran parte sconosciuta dell’arte di narrare.

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