Venezia, 18 ottobre 2026. Si è conclusa alla Fondazione Querini Stampalia la quarta edizione del Burano Artificial Intelligence Film Festival, primo festival europeo dedicato al cinema realizzato con l’intelligenza artificiale. Tra premi, incontri internazionali e la presentazione di un nuovo Codice etico, la manifestazione ha mostrato come la rivoluzione generativa stia diventando una questione di linguaggio, cultura e responsabilità.

Nel finale di Amal, un giovane palestinese sorride. È un’immagine semplice, ma porta con sé una domanda difficile: dopo la violenza, la perdita, l’odio, è ancora possibile immaginare la convivenza? Il cortometraggio della regista Roberta Colombo, premiato come miglior film al BAIFF 2026, sembra rispondere che il cinema può aiutarci a cercare una soluzione pacifica e condivisa. Anche quando le immagini nascono con l’intelligenza artificiale. Anche quando ciò che vediamo non è mai accaduto davanti a una macchina da presa. È forse questa la sintesi più convincente della quarta edizione del BAIFF – Burano Artificial Intelligence Film Festival, conclusasi sabato 17 ottobre a Venezia, negli spazi della Fondazione Querini Stampalia, dopo cinque giornate di proiezioni, incontri e confronti fra registi, artisti, ricercatori e professionisti delle nuove tecnologie.

La manifestazione, nata nel 2023 quando i primi cortometraggi realizzati con sistemi generativi apparivano ancora come esperimenti pionieristici, è cresciuta insieme ai linguaggi che ha scelto di esplorare. Rivendica il primato di primo festival europeo interamente dedicato al cinema AI e oggi rappresenta un osservatorio su una trasformazione che coinvolge autorialità, produzione, interpretazione, scrittura e persino la nostra idea di immagine cinematografica. Il riconoscimento istituzionale ha accompagnato questa crescita. L’edizione 2026 ha ottenuto il patrocinio della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO e del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, con il coinvolgimento della Regione del Veneto e di Confindustria Veneto Est tra i partner istituzionali. Una rete alla quale si affiancano realtà del cinema, della cultura e della tecnologia, da Rai Cinema Channel a MEET Digital Culture Center, fino a Fastweb + Vodafone.

Dall’intuizione dei fondatori a una nuova stagione del cinema
La cerimonia conclusiva si è aperta con i saluti del presidente del BAIFF, Andrea Seno, che ha prospettato un percorso di crescita continua, parallelo all’evoluzione dell’intelligenza artificiale nel cinema. Non soltanto un ampliamento del programma, ma la costruzione di uno spazio sempre più autorevole e internazionale nel quale il cambiamento tecnologico possa essere osservato, discusso e interpretato. Un riconoscimento particolarmente caloroso è andato ai cofondatori Giovanni Balletta, project manager, e Hanna Rudak, direttrice artistica, più volte applauditi per aver creduto nel progetto quando il cinema generativo era ancora nella sua prima infanzia.

La loro intuizione è stata quella di dare una casa a un linguaggio che non aveva ancora definito le proprie regole, accettando il rischio di muoversi in un territorio creativo sconosciuto. Rudak ha ricordato la fiducia che accompagna il percorso del Festival e ringraziato quanti stanno contribuendo a renderlo progressivamente più internazionale e significativo nel dibattito culturale e tecnologico. Ha presentato anche alcuni nuovi protagonisti della struttura organizzativa, tra cui Dario Picciau, responsabile strategico per il cinema e le tecnologie digitali, e Roberto Malini, responsabile strategico per la cultura e la creatività artificiale.

L’intelligenza artificiale, l’arte e il coraggio di immaginare
Intervenuto poco dopo il presidente, Malini ha proposto una riflessione che ha esteso il discorso oltre i confini della produzione audiovisiva. L’intelligenza artificiale, ha osservato, sta già contribuendo ai progressi della medicina, della ricerca scientifica, della tecnologia e della comunicazione. Può ampliare enormemente le capacità di analisi, favorire progetti sostenibili e offrire strumenti preziosi per affrontare le crisi del nostro tempo, a cominciare da quella climatica. La scelta, in questa prospettiva, non consiste nell’accettare o respingere una tecnologia, ma nel comprendere quali possibilità essa possa aprire per l’umanità e come orientarle responsabilmente.

Richiamando Arthur Rimbaud e il suo celebre «Io è un altro», Malini ha affrontato anche la trasformazione dell’identità creativa. L’autore contemporaneo può trovarsi a collaborare con sistemi capaci di elaborare e restituire immagini, suoni e parole che egli stesso non avrebbe potuto produrre con i mezzi tradizionali. Si apre così un rapporto nuovo fra l’artista e la propria immaginazione, una sorta di sdoppiamento creativo che non necessariamente riduce l’autorialità, ma può ampliarne le possibilità.

Quanto all’obiezione secondo cui le immagini artificiali sarebbero semplici simulacri, gusci privi di realtà, Malini ha ricordato che il cinema si fonda da sempre sulla rappresentazione, sull’imitazione e sulla trasformazione del reale. Un attore non vive necessariamente ciò che interpreta, una scenografia riproduce ambienti inesistenti, gli effetti speciali rendono visibile l’impossibile. Eppure il risultato può essere un’opera autentica, capace di parlare profondamente all’esperienza umana.

Il problema, dunque, non è se un’immagine sia artificiale, ma quale verità artistica, emotiva o conoscitiva riesca a esprimere. In questo contesto è stato presentato anche il Codice etico per la collaborazione tra esseri umani e intelligenza artificiale nelle arti, nella ricerca e nella comunicazione, destinato alla pubblicazione congiunta da parte di BAIFF, LibriVivi, OtherNext, Watching the Sky ed EveryOne Group. Il documento propone un quadro volontario di principi per accompagnare la creatività assistita dall’IA, principi che comprendono libertà di sperimentazione, responsabilità degli autori, tutela dell’identità personale, consenso nell’utilizzo di immagini e voci, rispetto delle testimonianze, trasparenza, diritti umani e diversità culturale.

L’obiettivo non è limitare le possibilità espressive, ma offrire riferimenti etici capaci di favorirne uno sviluppo libero e consapevole. Una riflessione che porta il BAIFF oltre il ruolo tradizionale di festival cinematografico, verso quello di laboratorio culturale impegnato a interpretare le conseguenze di una tecnologia destinata a incidere sempre più profondamente sulle arti e sulla comunicazione.

Particolarmente significativo, in questo quadro, l’intervento di Costanza Melchiori, consigliera comunale di Venezia e presidente della VI Commissione consiliare, competente per le attività e le politiche culturali, la promozione della città e le relazioni internazionali. Presente in rappresentanza del sindaco Simone Venturini, Melchiori ha ripreso più volte le considerazioni espresse da Malini sulle opportunità evolutive dell’intelligenza artificiale, sottolineando il valore di un approccio aperto e costruttivo. Ha inoltre manifestato l’impegno a seguire e sostenere concretamente il BAIFF, riconoscendovi un’espressione della vocazione di Venezia a unire il proprio patrimonio culturale con l’innovazione.

Amal, quando l’innovazione incontra una storia importante
La premiazione, condotta da Agnese Pietrobon e Roberto Malini, che si sono alternati nelle presentazioni, nei dialoghi con gli ospiti e nella consegna dei riconoscimenti, ha restituito un panorama sorprendentemente vario di temi, linguaggi e sensibilità. Il momento più intenso è stato quello del premio Best AI Film, assegnato ad Amal, diretto da Roberta Colombo e tratto dal lavoro del giornalista Nino Orto, autore del libro Israele-Palestina. Voci di una terra contesa. Entrambi hanno partecipato alla premiazione, raccontando un progetto nel quale la tecnologia generativa diventa strumento per avvicinare il pubblico a una vicenda profondamente umana. Nel dialogo con i conduttori, Orto ha condiviso l’interpretazione del sorriso finale di Amal come apertura verso un futuro non dominato dall’odio, ma dalla possibilità della convivenza. Colombo, visibilmente felice per il riconoscimento, ha espresso apprezzamento per la modernità del BAIFF e per la sua capacità di cercare nel mondo opere nelle quali l’innovazione tecnologica non prevalga sulla narrazione.

Il cinema, anche quando cambia strumenti e processi, conserva il proprio valore se riesce a costruire storie significative. Accanto ad Amal, un altro film che aveva richiamato l’attenzione della stampa alla vigilia del Festival, anche grazie all’articolo di Alba Solaro pubblicato su il venerdì di la Repubblica, è stato Silent Friends, del regista cinese Enyu Tao, dedicato alla crisi climatica. L’opera ha ottenuto l’Emotional Award, confermando la centralità di temi ambientali e sociali in una cinematografia che non intende esaurirsi nella dimostrazione delle proprie capacità tecniche.

Dal cinema ibrido alle nuove grammatiche visive
Un riconoscimento particolarmente interessante, anche per le sue implicazioni produttive, è stato il Best Hybrid Film Award, sostenuto da Fastweb + Vodafone e assegnato a Closed Waters, della regista Sharon Ritossa. Il premio valorizza l’integrazione fra tecniche cinematografiche tradizionali e intelligenza artificiale, una direzione nella quale l’innovazione non sostituisce necessariamente il lavoro sul set, ma può modificarne profondamente possibilità e organizzazione. Il riconoscimento prevede inoltre l’accesso temporaneo alle risorse di calcolo della Fastweb AI Factory, creando un collegamento concreto fra sperimentazione artistica e infrastrutture tecnologiche. Fra i protagonisti della giornata anche Sebastiano Vitale, artista dall’esperienza poliedrica nel campo dell’immagine, che ha conquistato due riconoscimenti con Quirky Symphonies vol. 1: miglior serie episodica AI e miglior fotografia. Nel corso del dialogo sul palco è emerso anche il progetto di un futuro lungometraggio. L’invito rivolto a Vitale a mantenere un rapporto continuativo con il Festival è stato accolto con entusiasmo, aprendo la prospettiva di una collaborazione capace di proseguire oltre le giornate veneziane.

Il premio per il miglior documentario AI è andato ad Aljosha, di Kirill Karnovich-Valua. La presenza sul palco del regista con il figlio Aljosha, che ha accolto il riconoscimento con un sorriso orgoglioso, ha regalato alla cerimonia uno dei suoi momenti più spontanei. Il Live Action Award è stato assegnato a Zoya’s Flowers, di Kirill Belovan, mentre due menzioni d’onore hanno premiato Venezia 3026, di Piergiorgio Simoni, e The Interview, di Mark Walhoz. Il palmarès ha riconosciuto anche This Is Not Me, premiato per l’interpretazione AI e la sceneggiatura; XERO, miglior video musicale AI; The Museum of Fatigue, miglior animazione; Dia Presence, miglior produzione pubblicitaria AI; e Unum, insignito del premio Experimental Artist. La varietà delle categorie racconta qualcosa di importante. Il cinema generativo non è più confinato al cortometraggio sperimentale.

Si misura con serialità, documentario, fotografia, pubblicità, musica, animazione e forme ibride. Non tutte queste strade hanno già raggiunto una piena maturità espressiva, ma insieme delineano un panorama in rapida trasformazione.Last but not least, il Premio speciale della Giuria è stato assegnato a The Tale of the Peony, diretto da Yuqing Liu e Jintao Sun, raffinato cortometraggio cinese ispirato alla figura storica di Yu Xuanji, poetessa del IX secolo, durante la dinastia Tang. Attraverso un linguaggio visivo che richiama la pittura a inchiostro e la tradizionale lavorazione della carta cinese, l’opera intreccia poesia, memoria e immaginazione, evocando il destino di una donna di talento in una società segnata da profonde disuguaglianze.

Un festival che intesse relazioni
La forza del BAIFF si è manifestata anche nei numerosi incontri che hanno accompagnato le proiezioni. Vincenzo Piscopo, CEO di The Jackal, ha portato il punto di vista di una realtà affermata nella produzione e nella comunicazione audiovisiva. Carlo De Togni, filmmaker, fondatore di Mondo Novo e Creative Partner di Runway e Kling AI, ha approfondito le prospettive della produzione ibrida, richiamando il valore della visione registica, della scrittura e del metodo creativo. Maria Grazia Mattei, giornalista, critica d’arte e presidente di MEET Digital Culture Center, ha contribuito al confronto fra cultura digitale e linguaggi artistici, mentre Chiara Spinelli, responsabile della comunicazione di Registro.it presso l’Istituto di Informatica e Telematica del CNR, ha riportato l’attenzione sulla necessità di comunicare la conoscenza attraverso narrazioni autentiche e comprensibili. Importante anche la riflessione del professor Nicola Donti sui rischi da conoscere e prevenire nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale, soprattutto da parte delle nuove generazioni. Un tema affrontato senza allarmismi, ma nella consapevolezza che l’educazione critica costituisca una condizione indispensabile per utilizzare responsabilmente strumenti sempre più potenti.

Fra le iniziative collaterali, Manuel Macadamia, artista visivo e sperimentatore delle tecnologie generative, ha condotto un workshop dedicato ai processi creativi dell’AI, curato da CoMeta APS. Durante la cerimonia ha inoltre ricevuto un riconoscimento promosso dall’associazione, rappresentata da Antonio Barbato e Mario Esposito. Spazio anche alle iniziative dell’associazione Fan Art Cluster. Il carattere internazionale della selezione è emerso anche attraverso opere come VNA’s Day, presentata dalla filmmaker Suki, da Shanghai, con un immaginario fantascientifico ispirato visivamente alla pittura a olio, e Tale of the Divided Tides, di Mattia Simbolotti, dedicato ai rapporti umani, alla dipendenza dalle risorse naturali e alle scelte che possono modificare il nostro futuro.

Un lavoro di relazioni e comunicazione al quale ha contribuito anche Elvis Tusha, responsabile della comunicazione del Festival, insieme alla squadra organizzativa e alla rete crescente di collaboratori e partner. La dimensione veneziana ha completato l’esperienza. Dopo le ultime proiezioni di venerdì 16 ottobre, il Festival ha raggiunto Burano per una serata conviviale al ristorante Al Gatto Nero. Dopo le premiazioni del sabato, gli incontri sono proseguiti negli spazi della Fondazione Querini Stampalia, fra conversazioni, progetti e nuove idee. Un ringraziamento particolare è stato rivolto alla Fondazione ospitante, presieduta da Paolo Molesini e diretta da Cristiana Collu, per aver accolto una manifestazione che sembra trovare proprio in questo luogo una delle proprie metafore più felici: l’incontro fra la memoria artistica e le forme ancora imprevedibili della creazione contemporanea.

Il cinema AI verso nuove frontiere
«Stiamo vivendo un momento epico nella storia del cinema. Sta nascendo una nuova avanguardia di autori e registi che contribuiranno a dare forma al cinema dei prossimi decenni, inventando nuovi linguaggi narrativi, esplorando soluzioni espressive impensabili fino a ieri e, soprattutto, ritrovando il coraggio di osare». Con queste parole Roberto Malini ha salutato i protagonisti del BAIFF al termine delle premiazioni, esprimendo l’entusiasmo per una rivoluzione creativa che sembra soltanto agli inizi. Il BAIFF si prepara già alla quinta edizione. L’obiettivo è consolidare le collaborazioni internazionali, ampliare le possibilità di confronto e accompagnare una cinematografia che cambia con una velocità inconsueta perfino per la storia delle tecnologie. Rimane una questione fondamentale che i film premiati e gli interventi della quarta edizione hanno contribuito a rendere più chiara. L’intelligenza artificiale può moltiplicare le possibilità di creare soluzioni visive, ma non rende automaticamente più necessario, più interessante o più profondo ciò che quelle immagini raccontano. La differenza continua a esistere nella sensibilità degli autori, nella loro capacità di osservare il mondo, di scegliere una prospettiva, di dare forma a una domanda o a un sogno.

È su questo terreno che il cinema AI dovrà misurare la propria maturità. Non nella ricerca dell’immagine perfetta, ma nella capacità di trasformare una tecnologia straordinaria in esperienza artistica. A Venezia, per cinque giorni, quella possibilità ha avuto volti, nomi, storie e una comunità di persone disposte a esplorarla. Non si è celebrata soltanto una nuova tecnologia, ma si è intravista la nascita di una stagione artistica nella quale l’immaginazione potrà spingersi oltre colonne d’Ercole che sembravano invalicabili, dando vita a mondi, personaggi e racconti che ancora non abbiamo concepito, forse neanche percepito. Il futuro del cinema non sarà deciso solo dalle macchine che sapranno produrlo, ma dagli esseri umani che vorranno immaginarlo. Ed è immaginabile come la sua prossima, formidabile avanguardia sia già tra noi.

