Gli studenti e i diritti: “Lettera a una donna”, di Rodela Islam 

Le iniziative legate al lavoro degli studenti genovesi sulla scrittura dedicata alla storia, alla società, all’attualità e ai diritti proseguono. Ecco un testo scritto dalla giovane Rodela Islam, studentessa del 1 anno Liceo Piero Gobetti Economico Sociale, Lettera a una donna.

Cara Sayera Lovely,

vorrei parlare solo di una donna che mi dà coraggio ogni giorno. Da lei prendo tante ispirazioni: la sua esistenza non è mai stata segnata dalla paura, ma da un’incrollabile volontà di affrontare ogni ostacolo. La sua voce si faceva sentire.

Era una ragazzina di un villaggio praticamente sperduto del Bangladesh, forzata a un matrimonio combinato a soli 17 anni, senza avere scelta. Decise comunque di continuare gli studi, ma non ebbe mai la possibilità — o meglio, l’opportunità — di prendere la maturità, una cosa che avrebbe cambiato totalmente la società in cui viveva e, soprattutto, il suo sogno di diventare giornalista.

Nel 2005 immigrò in Italia con il marito e la figlia maggiore. Erano totalmente persi, colpiti da un shock culturale pazzesco. Sayera veniva costantemente giudicata, ma se ne fregava completamente di ciò che diceva la gente: aveva una mentalità così potente e sicura di sé che sorprendeva persino gli altri stranieri.

Dopo un po’ di tempo in Italia, trovò lavoro in una pasticceria e scoprì una nuova passione: la cucina. Amava cucinare e sperimentare delizie di ogni parte del mondo, ma in fondo la voglia di essere giornalista le scorreva ancora nelle vene. Purtroppo, però, non ebbe mai l’occasione di realizzare quel sogno.

Lei, Sayera Lovely, è la donna che mi ha sempre insegnato a fregarmene dei giudizi altrui. Le sarò sempre grata per non essersi mai lasciata abbattere da nessun pregiudizio.

Grazie, mamma. Ti voglio bene.

Rodela

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