di Rita Mascialino*
PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ®, XX Ed. 2025, Comitato del ‘Secondo Umanesimo Italiano ®’ | Udine UD, Premio speciale della Giuria per il Disegno artistico
Il disegno artistico Allegoria con Kafka (tecnica: esecuzione in grafica digitale a inchiostro con tratto materico; Premio Franz Kafka Italia ® per il Disegno Artistico. XX Ed. 2025, Premio Speciale della Giuria) di Roberto Malini (Milano 1959), letterato, artista, scrittore e poeta – celebre soprattutto per la grandiosa ricerca e raccolta di numerosissime opere d’arte relative all’Olocausto prodotte da artisti cremati nei forni dei Lager della Germania Nazista o sopravvissuti, raccolta presente nel Museo dell’Olocausto di Roma e anche negli Archivi di ‘Yad Vashem’ (Israele) – è tracciato nello stile che rimanda all’aspetto incisorio come effetto estetico, nonché con tratto apparentemente materico evocante sul piano visivo, non tattile, l’illusione dello spessore concreto della materia, tutto ciò per dare intensa pregnanza all’immagine, cui la sfumatura seppia aggiunge la tonalità del vecchio, dell’antico. Allegoria con Kafka, assieme a Kafka, coinvolgente Kafka, è il titolo con cui l’autore ha esplicitato il canone esegetico razionale, del quale si è servito per dare il significato desiderato alla sua opera – l’allegoria, detto en passant, si differenzia dal simbolo in primo luogo quale significato scelto arbitrariamente. Venendo dunque all’allegoria prodotta da Malini, essa si riferisce all’immagine in cui l’enorme libro sta in mezzo a piccole case di piccoli uomini. Secondo le parole citate per iscritto dall’autore, essa “raffigura Kafka di fronte a un gigantesco libro-muro, simbolo delle barriere intellettuali, sociali o esistenziali: ideologie e pregiudizi” – delle restanti componenti della sua opera artistica Malini non si occupa avendo privilegiato un solo particolare importante per un suo specifico interesse, componenti invece che, in un’analisi semantica del messaggio sul piano dell’arte, devono essere considerate nel loro complesso. Dalle parole di Malini sorge un problema di ordine spaziale, semantico: Kafka, nell’allegoria, non si trova di fronte al libro, ma di lato, ossia non guarda né il libro né le casette. Kafka dunque, eretto, guarda verso il suolo, la terra, come non considerasse il piccolo mondo dei pregiudizi, al contrario, secondo la spazialità per quanto emerge dal disegno, come se ragionasse sul significato della vita sulla terra, ciò che è evidenziato simbolicamente dai disegni di figure geometriche quadrate – alludenti all’alfabeto quadrato della lingua ebraica? – poste al suolo di fronte a lui, solo davanti a lui quali proiezioni dei suoi pensieri eminentemente logici, analitici. Di fronte o lateralmente, si potrebbe pensare, non fa differenza, invece la differenza che fa è fondamentale semanticamente parlando – anche concretamente –, come vedremo. Proseguendo, il grande libro mostra nelle due pagine aperte gli stessi segni confusi che stanno nel cielo sovrastante tutta la scena. Sorge a questo punto un altro problema relativo al cielo completamente oscuro e confuso che sovrasta sia il grande libro, sia Kafka, cielo oscuro e confuso su tutti, su Kafka stesso, così sembrerebbe di primo acchito. Ma abbiamo testé evidenziato come Kafka si salvi dalla confusione non lasciandosi influenzare né dal libro né dalle casette, né tanto meno da un cielo così oscuro e confuso – abbiamo visto come Kafka guardi in basso, a terra –, resistendo a tutto ciò con il suo pensiero logico che non viene inficiato dalla presenza del libro o del cielo che si estende anche su di lui senza avere alcun effetto di coinvolgimento. Ragionando risulta: non è il cielo oscuro e con gli stessi segni scritturali confusi che stanno nelle pagine del libro a proiettare la propria confusione nel libro e nel mondo, bensì è l’opposto, ossia la spazialità è opposta, è il libro che proietta sul cielo le proprie pagine, senza poter chiarire nulla in quella chiara, che resta incomprensibile e misteriosa, senza poter chiarire nulla neanche nella pagina chiara, che resta incomprensibile e misteriosa, confusa. In altri termini: è il libro che dà al cielo i propri tratti. Questo cielo non può dunque avere estensione semantica universale quale ha ad esempio il cielo dell’astrofisica, bensì è solo adatto al grande libro di cui condivide per così dire scrittura confusa e oscurità. Accanto al cielo per così dire scientifico, che non può essere quello del disegno, vi sono cieli che sono sede di alcune arcaiche credenze popolari, ad esempio credenze astrologiche e mitologiche. Tenendo conto della confusione che collega librone e cielo sul piano simbolico con tendenza all’estensione egemonica su tutta l’umanità, si associa non tanto un cielo astrologico, di cui non c’è alcun indizio spaziale nel disegno, quanto un importante e anche unico cielo possibile nel contesto, quello in seno al quale esso sarebbe sede – confusa e oscura – di tutti gli dèi prodotti in seno alle varie culture in tempi arcaici, antichi, un cielo appunto non universale, bensì limitato alle credenze mitologiche espresse nel libro, al quale il tocco del seppia aggiunge in sottofondo appunto la cromia antica e sbiadita. Il cielo del tutto oscuro si riferisce pertanto – a livello conscio o inconscio non fa alcuna differenza, ossia la differenza la fa il comprendere con l’analisi semantica le cose come stanno – alla proiezione del pensiero di chi tiene in piedi nella confusione il librone, ossia la cultura, per il governo del popolo, possibilmente del mondo intero, libro il quale secondo questa analisi non si riferisce a niente di generale, a ideologie e pregiudizi sociali e simili in particolare, bensì allude, inevitabilmente, alle sacre scritture le quali uniche sono collegate strettamente a un cielo adatto alle confuse credenze che si intendono valere per tutti appunto come in tempi arcaici, anche su Kafka e chi come lui – senza riuscirci del tutto, il Kafka del disegno tiene duro nel ragionare. Così il significato e la sua simbologia fondamentale sorgente dallo schema delle spazialità inconsce dell’immaginazione – per altro anche e in primis scientifica, non solo artistica – hanno lasciato l’allegoria e hanno dato espressione alla radice estetica della profonda opera d’arte Allegoria con Kafka di Roberto Malini, una semantica che coinvolge un grande pregiudizio per come sta nella presenza dell’enorme libro-cultura che sovrasta gli umani e oscura anche il cielo per quanto vuole e può, come sopra interpretato”.
* Rita Mascialino (Genova, 10 febbraio 1946) è una studiosa indipendente e giornalista, già presidente dell’Accademia Italiana per l’Analisi del Significato del Linguaggio Meqrima®. Ha fondato i premi Franz Kafka Italia® e Secondo Umanesimo Italiano®, oltre al Comitato e all’Avanguardia Critica collegati a quest’ultimo. I suoi interessi spaziano dall’evoluzione alla filosofia, dalla psicologia alla semantica del linguaggio, fino all’analisi critica di letteratura, arti visive e cinema. Autrice di saggi, romanzi e raccolte poetiche, ha ottenuto numerosi riconoscimenti nazionali per la narrativa, la poesia e la saggistica. Tra le sue opere più recenti si ricordano la silloge Poter danzare spirito (2019), il saggio Il mondo semantico del cinema (2019) e il romanzo Il dovere e la giustizia (2018). Collabora con prefazioni e postfazioni a opere letterarie e artistiche, cura cataloghi, conferenze e presentazioni, ed è impegnata nella divulgazione critica e culturale attraverso l’Accademia e i suoi premi.
Nelle foto: Roberto Malini, Allegoria con Kafka (2025); ritratto di Roberto Malini


