Non sottovalutiamo gli effetti degli inceneritori sulla salute

Sono fra gli impianti industriali che causano più tumori e altre gravi patologie

di EveryOne Group

Il dibattito su inquinamento e incenerimento non si fonda su impressioni o paure generiche: poggia su un corpus crescente di studi epidemiologici, monitoraggi istituzionali e analisi pubblicate su riviste scientifiche internazionali. Negli ultimi anni la ricerca ha chiarito un punto essenziale: l’esposizione a contaminanti ambientali è associata a un aumento misurabile di mortalità e patologie, in particolare nelle aree a maggiore pressione industriale e nei contesti in cui si aggiungono fonti emissive complesse (inceneritori, impianti chimici, discariche, centrali, poli petrolchimici). In altre parole, la qualità dell’ambiente non è “contorno”: è un determinante primario di salute pubblica.

Italia: un’emergenza sanitaria già in corso

Secondo quanto richiamato dalla Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA) su dati dell’Agenzia Europea dell’Ambiente, l’Italia risulta ai primi posti in Europa per decessi prematuri legati all’inquinamento atmosferico, con un ordine di grandezza stimato intorno a decine di migliaia di morti premature ogni anno. In questo quadro, l’inquinamento non si limita a peggiorare la qualità di vita: contribuisce in modo significativo al carico complessivo di malattia, incidendo su apparato respiratorio, cardiovascolare e su molte patologie cronico-degenerative.

In particolare, in aree ad alta contaminazione sono stati segnalati aumenti percentuali rilevanti per diverse forme tumorali (tra cui tumori testicolari, leucemie, linfomi, sarcomi dei tessuti molli, tumori polmonari, vescicali/renali e della mammella), a conferma di un’associazione tra pressione ambientale e rischio sanitario che, pur richiedendo sempre cautela interpretativa caso per caso, non può essere ignorata sul piano delle politiche pubbliche.

Inquinamento e mortalità per cancro: quando lo “stile di vita sano” non basta

Un contributo particolarmente importante arriva dallo studio “The spatial association between environmental pollution and long-term cancer mortality in Italy” (Science of the Total Environment), rilanciato anche dal CNR: i ricercatori mostrano che la mortalità per cancro supera la media nazionale soprattutto dove l’inquinamento è più elevato, anche quando gli stili di vita risultano mediamente più sani. È un risultato che colpisce: significa che, in territori più inquinati, la prevenzione individuale (alimentazione corretta, attività fisica, riduzione del fumo, controllo del peso) può non essere sufficiente a compensare l’effetto del contesto ambientale. Non è un messaggio “fatalista”: è un messaggio di politica sanitaria. La prevenzione efficace non può essere solo individuale: deve essere anche ambientale.

Di grande rilievo, inoltre, è la scelta degli autori di rendere disponibile una banca dati decennale (2009–2018) sui tassi di mortalità per 23 macro-categorie di tumore, a scala comunale/provinciale/regionale, costruita su registri ISTAT. Questo tipo di apertura dei dati è un elemento chiave: rende possibile il controllo scientifico, l’approfondimento locale e la partecipazione informata della società civile.

Il progetto SENTIERI: monitorare i siti contaminati non è un’opinione, è un dovere

Sul fronte istituzionale, un pilastro è il Progetto SENTIERI, coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità e finanziato dal Ministero della Salute, attivo dal 2006 per studiare gli effetti sanitari nelle aree a maggiore rischio ambientale (SIN), includendo tra le fonti critiche: discariche, inceneritori, impianti petrolchimici e siderurgici, miniere, centrali, industrie chimiche e aree portuali.

Nel Sesto Rapporto SENTIERI è stato evidenziato, per il periodo 2013–2017 nei siti monitorati, un eccesso di mortalità annuo e un contributo molto rilevante dei tumori maligni, insieme a incrementi per patologie respiratorie e cardiocircolatorie e a un eccesso di ospedalizzazione. Un dato particolarmente sensibile riguarda l’età pediatrico-adolescenziale: in una quota significativa dei siti osservati si registrano segnali di impatto anche in fasce 0–19 anni, proprio dove ci si aspetterebbe una minore prevalenza di patologie croniche. Questo rafforza l’idea che l’ambiente agisca come determinante precoce, e che i bambini siano un “sensore biologico” della qualità dell’ecosistema.

Incenerimento: quali inquinanti e perché il tema del particolato ultrafine è cruciale

La combustione dei rifiuti libera o genera un insieme di sostanze potenzialmente nocive: gas (come CO, CO₂, NOx), composti organici, metalli pesanti, diossine e frazioni solide che tendono ad aggregarsi nel particolato. È qui che si apre un tema scientificamente delicato: mentre per PM10 e PM2.5 esistono sistemi di rilevazione diffusi, il nanoparticolato/particolato ultrafine (inferiore a 0,1 micron) è più difficile da monitorare in modo continuativo. Eppure è proprio questa frazione, per dimensione e comportamento fisico, a destare maggiore attenzione: può penetrare più profondamente nell’organismo.

Gli effetti acuti possono includere irritazioni e sintomi respiratori, ma il problema maggiore è l’esposizione cronica e cumulativa: malattie respiratorie e cardiovascolari, effetti neurologici, tumori, disturbi endocrini, esiti negativi in gravidanza e nel periodo neonatale.

Uno studio nazionale pubblicato su Environmental Research (Association between short-term exposure to air pollutants and cause-specific daily mortality in Italy) mostra inoltre un elemento spesso sottovalutato: anche brevi superamenti (1–5 giorni) di PM10, PM2.5 e NO₂ si associano a incrementi di mortalità per cause naturali e specifiche (cardiovascolari, respiratorie e altre). Questo punto ha un’implicazione immediata: i monitoraggi sporadici possono non intercettare picchi emissivi o fasi critiche (ad esempio riavvii o disfunzioni), e ciò rende essenziale una valutazione prudente quando si collocano impianti complessi vicino a popolazioni residenti.

Come gli inquinanti entrano nel corpo e perché il problema non è solo “aria”

Il particolato ultrafine può entrare per via respiratoria e, date le dimensioni ridotte, superare barriere biologiche raggiungendo il circolo ematico. Parallelamente, la deposizione al suolo tramite piogge e ricadute può contaminare colture, acque superficiali e falde. Ne deriva che l’assorbimento non avviene solo respirando, ma anche attraverso acqua e catena alimentare, con fenomeni di bioaccumulo e interazioni tra sostanze difficilmente prevedibili. Per questo in prossimità di fonti emissive complesse il tema sanitario non riguarda un singolo “inquinante”: riguarda un mix e la sua persistenza nel tempo.

Evidenze epidemiologiche locali: MONITER ed ERAS

Nel panorama italiano, due studi citati frequentemente aiutano a capire come si misurano gli impatti:

  • MONITER (Emilia-Romagna, 2007–2011), su residenti entro 4 km da 8 inceneritori: ha rilevato incrementi significativi per alcune patologie tumorali (tra cui linfoma non Hodgkin, tumore del pancreas, tumore del colon) e segnali su esiti di gravidanza (prematurità, basso peso alla nascita, malformazioni). È importante anche la nota critica: la mancata disponibilità dei dati sui lavoratori più esposti impedì un’analisi completa — un limite che, in prospettiva, richiama la necessità di trasparenza dei dati e sorveglianza sanitaria.
  • ERAS (Lazio, Colleferro e San Vittore, 1996–2010), centrato sull’ospedalizzazione: evidenzia eccessi per malattie respiratorie e patologie polmonari cronico-ostruttive e segnali anche in età pediatrica; inoltre richiama criticità su qualità delle acque superficiali in alcune stazioni di monitoraggio.

Questi studi non “demonizzano” automaticamente ogni impianto: mostrano che l’impatto va valutato con strumenti epidemiologici, con attenzione a distanza, caratteristiche emissive, contesto preesistente e vulnerabilità della popolazione.

Biomonitoraggio: quando i limiti del monitoraggio strumentale richiedono altri metodi

Proprio perché non tutto è misurabile facilmente (si pensi al nanoparticolato o alle fluttuazioni temporali), la ricerca utilizza metodiche alternative: il biomonitoraggio su matrici biologiche (uova, muschi, aghi di pino). Il rapporto “The true toxic toll” (ToxicoWatch Foundation/Zero Waste Europe) riporta risultati di campagne in prossimità di inceneritori in diversi Paesi europei, con frequenti superamenti dei livelli di riferimento per diossine e altri contaminanti in matrici alimentari o ambientali. È un approccio che non sostituisce la strumentazione: la integra, rendendo visibile la contaminazione lungo le vie reali di esposizione.

Bambini e interferenti endocrini: il fronte più sensibile

I bambini sono più vulnerabili per ragioni biologiche e comportamentali: in rapporto al peso assumono più aria/cibo/acqua, hanno sistemi di detossificazione meno maturi e una finestra di vita più lunga per sviluppare effetti tardivi. L’OMS ha aggiornato le linee guida sulla qualità dell’aria rendendo più stringenti i valori raccomandati per PM10 e PM2.5; letti alla luce di quei parametri, una quota molto ampia della popolazione minorile italiana risulta esposta a livelli problematici.

Inoltre, una parte degli inquinanti agisce come interferente endocrino. La SIEDP ha richiamato, in chiave pediatrica, le evidenze sugli effetti di sostanze come diossine e metalli pesanti: possibili esiti su crescita fetale, prematurità, sviluppo neuroendocrino e riproduttivo, rischio metabolico e cardiovascolare. Il punto non è allarmare: è riconoscere che esistono finestre di vulnerabilità (gravidanza, infanzia, pubertà) in cui la protezione ambientale diventa una forma di prevenzione primaria.

Conclusione: la gestione dei rifiuti è anche una decisione sanitaria

Nessuna attività umana è a impatto zero. Ma quando si parla di incenerimento e infrastrutture emissive, la letteratura scientifica e i monitoraggi istituzionali convergono su un fatto: le scelte impiantistiche producono effetti potenzialmente lunghi, spesso su orizzonti di 20–30 anni, cioè l’intero ciclo di vita di un impianto. Per questo la decisione non può essere ridotta a un calcolo tecnico-economico: è una decisione che riguarda la salute pubblica, la tutela dei bambini e l’equità ambientale.

In un Paese già gravato da un’elevata pressione inquinante, introdurre o potenziare fonti emissive senza una valutazione rigorosa, prudente e trasparente significa trasferire nel futuro costi sanitari e sociali che poi pagheranno le comunità locali. Informazione corretta, accesso ai dati, monitoraggi robusti e confronto pubblico non sono ostacoli: sono garanzie democratiche e scientifiche.

Riferimenti essenziali 

  • SIMA su dati EEA: Italy – air pollution country fact sheet (Published 12 Dec 2022)
  • Cazzolla Gatti R. et al., Science of the Total Environment (Vol. 855, 10 Jan 2023, 158439)
  • Progetto SENTIERI, Sesto Rapporto
  • Environmental Research (Vol. 216, Part 3, 1 Jan 2023, 114676)
  • Studio MONITER (Emilia-Romagna, 2007–2011)
  • Studio ERAS (Lazio, 1996–2010)
  • ToxicoWatch Foundation, “The true toxic toll” (Dec 2021)
  • OMS Linee guida qualità dell’aria
  • SIEDP: Predieri et al., 7 Oct 2022, interferenti endocrini in età pediatrica

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