A pochi giorni dalla Giornata della Memoria, questo numero di Agire Sociale News si apre con un testo che non è soltanto un omaggio, ma un atto di responsabilità culturale. La scomparsa di Eva Schloss, sopravvissuta ad Auschwitz e testimone instancabile della Shoah, segna una soglia: quella oltre la quale la memoria non può più contare sulla presenza viva di chi ha potuto dire, semplicemente e terribilmente, «io c’ero».
L’articolo di Roberto Malini non si limita a ricostruire una biografia o a ricordare una figura pubblica. È, piuttosto, una riflessione necessaria sul senso stesso della testimonianza oggi, nel momento in cui i testimoni diretti stanno scomparendo e il rischio della semplificazione, della ritualizzazione o della rimozione cresce di pari passo con la velocità dell’informazione. Eva Schloss non viene evocata come un’icona o come un simbolo astratto, ma restituita nella sua interezza di donna, di educatrice, di coscienza vigile, capace di parlare ai giovani senza mai cercare l’effetto emotivo o la retorica del trauma.
In queste pagine, la memoria non è intesa come esercizio commemorativo, ma come pratica civile, come gesto quotidiano che interroga il presente. La Shoah non appare come un evento chiuso nella storia, bensì come un processo umano che può ripetersi ogni volta che la dignità viene ridotta a categoria, numero, etichetta. È in questo senso che la voce di Eva Schloss continua a parlare, anche dopo la sua morte: non per consegnare risposte, ma per esigere domande.
Genova Poesia condivide da sempre questa visione della memoria come atto di responsabilità e di vigilanza. Pubblicare questo articolo significa ribadire che cultura, scrittura e testimonianza non sono spazi neutrali, ma luoghi in cui si forma – o si indebolisce – la coscienza collettiva. La scomparsa di Eva Schloss ci affida un compito preciso: non custodire il passato come un reperto, ma renderlo presenza attiva, capace di orientare le scelte, le parole, i silenzi del nostro tempo.





