Un altro futuro per Cornigliano

Racconto di Alessandra Penzo e Marco Maio
 
Cornigliano, mattina grigia. Anna scese di casa alle sette, con lo zaino storto su una spalla e le cuffiette infilate sotto la felpa. L’aria odorava già di ferro caldo e polvere sospesa, come ogni mattina da quando il forno elettrico dell’acciaieria era tornato a pieno regime. Il ronzio metallico, profondo e regolare, si sentiva anche da lontano, come il battito di un cuore malato.
 
Attraversò via Cornigliano tra camion in fila e saracinesche ancora mezze abbassate. Un’anziana signora annaffiava i fiori su un balcone annerito, incurante delle particelle che si posavano sulle foglie. Anna alzò il cappuccio. Ogni tanto tossiva, ma non ci faceva più caso. Nessuno lo faceva.
 
Al distributore automatico prese una focaccina e una bottiglietta d’acqua. Il sapore della focaccia era buono, ma si sentiva addosso il pulviscolo. Si sedette sul muretto davanti alla scuola, aspettando che arrivasse Leo. Intanto guardava il fumo che si alzava oltre la ferrovia, denso e quasi vivo.
 
“Stamattina il forno canta forte,” disse una voce alle sue spalle.
 
Era Leo, in ritardo come sempre, con lo skateboard sotto braccio e la faccia assonnata.
 
“Canta o urla?” rispose lei, sorridendo appena.
 
Poi entrarono insieme. La scuola cominciava, il forno brontolava, e Cornigliano continuava a respirare a fatica
 
Cornigliano, mattina chiara. Anna scese di casa alle sette, lo zaino sulla spalla e il solito podcast in cuffia. L’aria era fresca, con un sentore salmastro che arrivava dal porto. Da quando avevano smantellato l’acciaieria, Cornigliano sembrava respirare di nuovo. Al posto del forno elettrico, ora c’era il “Parco delle Energie Sostenibili”: una distesa di serre fotovoltaiche, start-up sull’idrogeno verde, laboratori di ricerca, coworking.
 
Attraversò via Dufour tra biciclette elettriche e furgoncini silenziosi. Un ragazzo scaricava scatole di microalghe coltivate in vasche verticali. Sorrise: quel posto una volta puzzava di metallo, ora di basilico e pane caldo.
 
Anna prese una focaccia dal forno sociale – un vecchio capannone riadattato dai ragazzi della zona – e si sedette sul muretto davanti alla scuola, proprio dove un tempo passavano i camion di rottami. Il cielo era azzurro, non finto. Il silenzio le sembrava strano, quasi troppo grande.
 
Leo arrivò in skate, puntuale per una volta.
 
“Sei pronta per la presentazione del progetto?”
 
“Sì. Modellino stampato in 3D e slide sull’agricoltura aeroponica. Siamo avanti, noi.”
 
Si guardarono complici, poi entrarono.
 
Cornigliano non tremava più, eppure sembrava piena di energia.
      
A te, che forse non ci credi.
 
Lo sappiamo che hai buoni motivi per dubitare.
 
Hai visto piani promessi e mai realizzati, transizioni ecologiche fatte di slogan e non di lavoro vero. Hai respirato polvere, ascoltato troppi discorsi senza cambiamenti concreti. Cornigliano la conosci bene, e forse non hai più voglia di sentire favole.
 
Ma fermati un attimo.
 
Quello che stiamo facendo qui non è fingere che l’inquinamento non esista, né illuderci che basti una serra e un coworking per salvare tutto.
 
Stiamo scrivendo storie.
 
Piccole, quotidiane, ma piene di scelte e possibilità. Le raccontiamo per ricordare che anche immaginare — soprattutto immaginare — è un atto politico. Non è evasione: è visione.
 
Se non ci credi, va bene. Siediti con noi. Raccontaci tu com’era, cosa non funziona, cosa potrebbe funzionare. Anche la tua rabbia serve.
Ma non smettiamo di raccontare una possibilità.
 
Perché se non riusciamo nemmeno a raccontarla, non la costruiremo mai.
 
Ogni trasformazione comincia nel modo in cui una comunità riesce a vedere se stessa fuori dal destino che le è stato assegnato.
 
Se ti sembra troppo ottimista, parlane. Anche il tuo scetticismo è necessario.
 
Ma non chiedere a chi vive qui di smettere di immaginare un futuro diverso.
 
Cornigliano non è condannata. 
 
C’è bisogno di costruire un altro futuro per Cornigliano. Non aspettare che altri lo facciano per te.
 
Noi questo per lo meno lo stiamo provando a fare.
 
 

Illustrazione di R. Malini (IA e grafica digitale)

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