Ode sportiva a Neymar

 

di Roberto Malini

O tu, Neymar, fulgida stella d’oro
che fra i campi del Santos tempravi
il talento annunciato dai profeti del futebol 
cogliendo i primi trionfi, inarrestabile
nel dribbling come il vento improvviso
che sussurrava il tuo nome nelle sere illuminate,
presagendo rinascite e rivincite.

Poi giocasti al Camp Nou, tempio d’Europa,
dove correndo accanto a Messi e Suárez
celebravi la fantasia e la bellezza del tuo sport.

Vi furono la “Remontada” che incendiò Barcellona,
i cori che frantumarono le frontiere del sogno,
le coppe alzate come scudi di luce
contro il destino che già proiettava 
sul tuo cammino un’ombra.

Quindi venne Parigi, la città che i poeti cantano
come promessa e maledizione insieme.

Lì, sotto le volte del Parc des Princes,
indossasti la veste del prodigio
e il tuo gioco sfidava le leggi del possibile
mentre da gradinate e tribune echeggiava il tuo mito
come un inno al futuro.

Eppure, nel cono delle luci di Pigalle
la gloria prefigurava giorni di dolore
e il tempo del successo ripiegò, si spezzò,
ti confinò in uno spazio chiuso, dove la pena strideva.

Rio sospendeva il suo carnevale sgargiante,
Barcellona dimenticò i corridoi di memorie luminose
e la gente a Parigi pianse le tue ferite 
sotto i fari dell’Avenue de France.

Infine a Doha l’alloro mondiale ti sfiorò il capo,
ma svanì come un miraggio nella sabbia.

Nessun eroe attraversa il mondo senza cadute.

Ogni infortunio fu una crepa nella pietra viva della leggenda,
ogni rientro un patto rinnovato con la fede e il sangue.

E quando il tempo sembrò condannarti alla resa,
quando la voce del mondo ti disse vinto
tu, figlio di sogni audaci, rifiutasti
di fermarti al bivio, di cedere le armi alla paura.

In una giornata campale del Brasileirao del 2025,
quando il tuo Santos languiva sul confine della retrocessione
e tu eri inerme, con il menisco lacerato 
e una prognosi che ti imponeva di fermarti, 
decidesti comunque di scendere in campo, 
come un guerriero ferito che rientrasse in battaglia.

Il tuo dolore non fu più carne, ma diventò furore,
non più limite, ma fuoco inestinguibile.

Ed ecco che un gol inatteso e straordinario incendiò l’arena
e un assist costrinse il popolo 
a gridare all’unisono: “Imposssibile!”.

Così il Peixe risorse, come l’albero della brace
che sanguina, ma non cade 
e dà nome, cantando, al tuo Paese.

Non vedesti il crepuscolo, non era quello il tuo destino,
ma con le mani ai lati del viso, esultasti ancora.

Neymar, il tuo esempio dice ai giovani che il mito non nasce
solo da membra e mente predisposte,
ma dal sacrificio, dalle notti insonni, dalle lacrime
versate fino a formare un rivo sacro al coraggio.

Rivela che l’eroe non è chi resta in piedi orgoglioso,
inamovibile nella tempesta, ma piuttosto chi cade
e sceglie di rialzarsi, anche se tutti gli voltano le spalle. 

Neymar, fulgida stella d’oro e ombra,
che le tue prove restino scolpite 
come versi di un epinicio nella memoria dello sport,
perché nella tua sfida alle avversità
rivediamo i confini sempre più lontani della sfida umana
e istanti di grandezza che ci inducono a credere 
che la terra non sia un limite, ma l’inizio di un volo.

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