Di Steed Gamero
Pierre-Auguste Renoir è un artista che non ha bisogno di presentazioni. Nato a Limoges nel 1841, nella sua biografia sono presenti episodi che raccontano la precoce inclinazione verso l’arte e la sensibilità estetica. Fin dall’infanzia mostrò un talento naturale: negli anni giovanili, a Parigi, cantò nel coro della chiesa di Saint-Eustache e si dedicò con passione al disegno. A soli tredici anni, nel 1854, intraprese la strada dell’artigianato come apprendista decoratore di porcellane, mestiere che esercitò fino al 1858, anno in cui la fabbrica per cui lavorava chiuse.
In età adulta, la sua amicizia con Claude Monet fu altrettanto determinante. Nel 1869 i due dipinsero fianco a fianco en plein air (all’aria aperta), alla Grenouillère, ciascuno interpretando la scena con la propria sensibilità. Quell’esperienza non fu soltanto un esercizio di stile, ma uno dei momenti fondativi dell’Impressionismo. Renoir proseguì poi un cammino individuale che lo condusse nel 1874 alla prima mostra degli Impressionisti, organizzata nello studio del fotografo Nadar, evento che segnò la nascita pubblica di un movimento destinato a rivoluzionare la storia dell’arte.
Renoir fu un uomo che amò l’arte e lo dimostrò persino durante la sua vecchiaia. Anche quando la malattia limitò progressivamente i suoi movimenti e l’artrite reumatoide rese ogni gesto doloroso, non smise mai di dipingere. La fragilità fisica non riuscì a spegnere la sua passione, e il pennello rimase il suo inseparabile strumento di libertà.
Si ritiene che Renoir abbia ispirato tantissimi giovani artisti, tra cui Henri Matisse. Nel 1917, durante una visita a Cagnes-sur-Mer, secondo la testimonianza successiva di Matisse, Renoir avrebbe pronunciato parole destinate a diventare celebri: «La douleur passe, la beauté reste.»[1] (“Il dolore passa, la bellezza resta”).
Il legame con gli Impressionisti fu sempre vivo, ma Renoir seppe anche guardare oltre, lasciandosi ispirare da maestri come Raffaello, Rubens, Fragonard e Ingres. Negli ultimi anni collaborò con il giovane scultore Richard Guino. Renoir, ormai anziano, dettava l’ispirazione e l’impianto dell’opera, mentre Guino la traduceva in forme plastiche. Le sue muse furono parte integrante della sua arte e a esse fu legato da un affetto vivo, talvolta da un vero legame amoroso. Lise Tréhot, compagna negli anni giovanili, e Aline Charigot, conosciuta nel 1880 e divenuta sua moglie nel 1890. Nei suoi quadri compaiono anche i figli, ritratti con innocenza e dolcezza, trasformati in simboli di un affetto familiare che si intrecciava con la pittura.
Nonostante una personalità complessa, molti interessi e una vita non immune da inquietudini, ciò che emerge con più forza nel suo lavoro e negli elementi più noti della sua biografia è la parola “gioia”. Renoir dipingeva la semplicità con consapevolezza, trasformandola in bellezza universale. Per molti, è stato – e rimane – il pittore della gioia.
Secondo quanto riportato da Albert André, suo amico e biografo, Renoir era solito osservare: «Pourquoi l’art ne serait-il pas joli? Il y a assez de choses ennuyeuses dans la vie.»[2] (“Perché l’arte non dovrebbe essere piacevole? Ci sono già abbastanza cose noiose nella vita).
Queste parole racchiudono la sua filosofia artistica: la pittura come celebrazione della bellezza e antidoto alla monotonia. Con il passare degli anni, molti dei suoi dipinti incarnano questo spirito di joie de vivre. Opere come Le déjeuner des canotiers (La colazione dei canottieri, 1880-1881), La yole (In barca sulla Senna, 1875), Chemin montant dans les hautes herbes (Il sentiero nell’erba alta, 1875), Bal du moulin de la Galette (Ballo al moulin della Galette, 1876), La balançoire (L’altalena, 1876) o Sur la Terrasse / Les Deux Sœurs (Sulla terrazza / Le due sorelle, 1881) sono testimonianze di una pittura che trasmette vitalità, armonia e leggerezza.
A mio avviso, non è necessaria una competenza specialistica per percepire questa gioia. Sono sufficienti una sensibilità attenta, uno sguardo disposto a lasciarsi coinvolgere. I toni delicati ed eleganti dei suoi quadri parlano direttamente allo sguardo e al cuore. Che si tratti delle scene impressioniste dai colori brillanti e dalle pennellate rapide, dei balli in coppia, dei giardini fioriti, dei ritratti della borghesia parigina o dei rari paesaggi senza figure, Renoir riesce sempre a trasformare la semplicità in bellezza universale.
Nonostante sia universalmente collegato alla “gioia di vivere”, tuttavia, la sua esistenza non fu priva di difficoltà. Nel 1898 l’artrite si manifestò in forma aggressiva. Nel 1915 perse la moglie Aline e, nello stesso anno, la guerra ferì suo figlio Jean, lasciandolo con una zoppia permanente. Eppure, queste vicende non incrinarono la sua arte: quasi come se le asprezze della vita non riuscissero a intaccare la fonte della sua ispirazione.
Renoir rimane uno degli artisti che immediatamente si associano all’Impressionismo. Ma ridurlo soltanto a questo sarebbe limitante. La sua pittura è un invito a scoprire e riscoprire, con calma, la bellezza dei suoi colori e la leggerezza dei suoi soggetti. Ogni quadro è un omaggio non solo alla gioia di vivere, ma alla vita stessa, osservata attraverso la delicatezza e il gusto dei suoi colori. In questa capacità di elevare il quotidiano si condensa la sua poetica: la semplicità come via all’essenziale, la bellezza come risposta al dolore, la pittura come celebrazione consapevole della vita.
Note:
[1] La frase «La douleur passe, la beauté reste» è riportata da Henri Matisse in forma memorialistica; cfr. Henri Matisse, Écrits et propos sur l’art, Paris, Hermann, 1972; si veda anche John Elderfield (ed.), The Drawings of Henri Matisse, New York, MoMA, 1984.
[2] Albert André, Renoir, Paris, Georges Crès & Cie, 1928.
Bibliografia essenziale:
– John House, Renoir, New Haven & London, Yale University Press, 1985.
– Renoir, catalogo della mostra, a cura di Carlo Sisi, Milano, Skira, 2010.
– Barbara E. White, Renoir: An Intimate Biography, London, Thames & Hudson, 2017.
Nelle immagini:
-Pierre-Auguste Renoir, Le déjeuner des canotiers (La colazione dei canottieri), 1880–1881. Olio su tela, The Phillips Collection, Washington D.C.
-Pierre-Auguste Renoir, Chemin montant dans les hautes herbes (Il sentiero nell’erba alta), 1875. Olio su tela, collezione privata.
-Pierre-Auguste Renoir, La balançoire (L’altalena), 1876. Olio su tela, Musée d’Orsay, Parigi.
– Pierre-Auguste Renoir, Sur la Terrasse / Les Deux Sœurs (Sulla terrazza / Le due sorelle), 1881. Olio su tela, Art Institute of Chicago.




