Charles Perrault, La Bella e la Bestia

di Nicolò Scialfa

Unione tra archetipi maschile e femminile, amore che riconosce se stesso. Male e Bene si fronteggiano, esplosione della nobiltà d’animo presente nell’essere umano, processo maieutico di Bella. Metafora comune a molte culture: 179 racconti di diversi paesi con un tema simile; schema classico: tre sorelle, due avare, invidiose e superbe, una giovane, affascinante e senza nome… Bella, assenza della madre che, ove presente, impedirebbe la convivenza tra la figlia e la bestia, rimorso di coscienza salvifico, richiesta di una rosa (simbolo del lusso, del piacere erotico e della stravaganza)… e qui entra in gioco il trasferimento dell’amore di Bella (dal padre alla Bestia). Accettazione della realtà in quanto tale, volontà di non mutare l’altro che va accettato ed amato per come è «Una creatura deve essere amata prima ancora di essere amabile».
Secondo Bruno Bettelheim (1903–1990) – ne “Il mondo incantato – Uso, importanza e significati psicoanalitici delle fiabe”, la fiaba spiega sia al bambino sia all’adulto che cosa significhi «esser veramente innamorati»… l’io senza il tu vive un’esistenza solitaria… di essere nello stesso tempo capace e felice di essere se stesso con un’altra persona». «L’amore uccide ciò che siamo stati perché si possa essere ciò che non eravamo» (Agostino di Ippona). E chi meglio di Agostino comprende l’amore? Il Principe è l’adolescenza che si contrappone in modo goffo alla vecchiaia della fata giunta al castello. Soltanto grazie all’amore potrà divenire adulto, attuare la metamorfosi da un io interiore ad uno superiore. Il Castello è sacro e protetto da forze magiche, appare e scompare, incarna il desiderio e come tale può essere soddisfatto o meno. Ecco perché i castelli sono per noi così affascinanti ed ecco perché Walt Disney ha realizzato un impero economico giocando sui nostri desideri infantili (adulti?). La Vecchia/Fata offesa dal giovane Principe simboleggia la Dea offesa, i nostri desideri abbandonati, il nostro corpo trascurato. Quando corpo e passioni sono trascurati ci attendono infelicità e morte. La nostra crescita non è eterna: nei primi sette anni di vita siamo curati dai genitori, poi nei successivi sette dalla scuola, infine, e non sono necessariamente sette, dobbiamo scegliere il nostro destino… il cuore, la razionalità, le passioni, l’amore, la vita in comune, i figli, la costruzione materiale del Castello (ecco perché Neuschwanstein ci affascina). La Fata è la messaggera che ci invita a prendere coscienza della realtà e a costruire il castello di pietra, ad uscire dalla dimensione onirica. Ricordiamo che spesso chiamiamo principini i bambini viziati… bambini che vivono nella prigione dorata di un io immaturo e rifiutano gli inviti della Fata/Strega a crescere, a costruire un Io più solido ed attrezzato per il combattimento esistenziale, gli inviti ad abbandonare il vittimismo e la pigrizia, l’indolenza e l’indecisione. Insomma l’inconscio interviene e ci esorta, con le buone o con le cattive, a crescere. Il messaggio è chiaro: se non cresci resti una bestia. Lo Specchio è lo strumento dell’illuminazione, il contenuto del cuore e della coscienza, il simbolo della saggezza e della conoscenza. Se lo Specchio è coperto di polvere viviamo in uno stato di profonda ignoranza. Lo Specchio è la nostra capacità di comunicare, di comprendere la realtà per quanto essa sia dura, di rovesciare il Male in Bene, di capire il messaggio della Strega.
Non parlo in generale… parlo soprattutto di me stesso, perché soltanto chi percorre una strada assai impervia e faticosa, rischiosa e gravida di sofferenza può timidamente permettersi di avvertire gli altri abitanti della Caverna… ovviamente non sarò creduto. Ma questo lo ha già insegnato Platone venticinque secoli orsono.

 

La Bella e la Bestia nella versione di Charles Perrault

In un tempo lontanissimo c’era una volta una città abitata quasi esclusivamente da mercanti. Quando dai porti vicini e lontani giungevano le navi cariche di merci era una festa per tutti. Uomini, donne, bambini si vestivano con gli abiti più belli, si ornavano con gioielli e ghirlande di fiori e si radunavano in piazza.
Nel centro della città, una grande casa si distingueva dalle altre; qui viveva un ricco mercante con la sua unica figlia Bella, una fanciulla semplice e buona. Sul suo bellissimo viso splendevano due occhi chiari e dolci, sull’ampia fronte cadevano riccioli bruni, il suo corpicino era snello e flessuoso. Fu perciò soprannominata da piccola «la bella bambina». E Bella fu il suo nome anche quando divenne più grande.
Bella amava tener compagnia al vecchio padre; per lui suonava il cembalo, leggeva le storie dei tempi passati. La sua bontà e la sua bellezza affascinavano tutti e molti sarebbero stati felici di poterla avere in sposa. Ma Bella rifiutava dolcemente:
– Vi ringrazio, sono troppo giovane e mio padre ha ancora bisogno di me.
Il padre era felice; la grande tenerezza che Bella gli dimostrava gli riscaldava il cuore e gli procurava tanta serenità. Né l’affetto della fanciulla mutò quando il mercante cadde in disgrazia. L’uomo aveva impiegato quasi tutti i suoi beni per acquistare una grande quantità di merci provenienti dal lontano oriente. Aspettava con ansia l’arrivo delle navi che dovevano consegnare la mercanzia comprata. Ma i giorni si susseguivano e l’attesa sembrava vana. Il mercante taceva la sua pena per non rattristare la figliuola. Quando fu certo che la sventura si era abbattuta sulla sua famiglia, pianse disperatamente:
– Figlia mia, siamo diventati poveri: tutte le nostre ricchezze sono andate perdute. Dobbiamo lasciare la città.
Bella, preoccupata per il dolore del padre, rispose senza esitazione:
– Non ti dar pena, babbo, andremo a vivere in campagna, lavoreremo e vivremo bene anche altrove.
Dopo alcuni giorni danno l’addio alla città e si recano in un piccolo villaggio. La casetta che li aspetta è piccola, bianca, circondata da tanto verde. Al pian terreno c’è una spaziosa cucina riscaldata da un camino, un tavolo, una madia, qualche seggiola. In un angolo una scaletta di legno un po’ malandata porta alle camere da letto, anch’esse in cattivo stato: finestrelle piccole, soffitto basso. I guanciali dei letti odorano di foglie di granoturco, le pareti sono spoglie.
Il padre si sente umiliato; Bella capisce il suo disagio e, aprendo un’imposta, esclama:
– Che pace, babbo, e quanto verde!
Inizia per Bella una nuova vita. All’alba va nei campi, dissoda la terra, semina, raccoglie. A sera è esausta, ma continua ad avere per il padre un sorriso, una parola gentile, un gesto d’affetto. Dopo qualche mese la ragazza ha dimenticato la vita lussuosa della città. – È felice di vivere in campagna; il suo canto si diffonde per la casa, per i campi e si unisce al cinguettio degli uccelli.
Ma il vecchio mercante non si rassegna, vuole per la figlia una vita diversa. Di tanto in tanto si allontana e si reca in città. Spera sempre che qualche nave si salvi e giunga a destinazione con tutto il suo carico.
Una mattina, prima di partire per uno dei soliti viaggi, si rivolge a Bella e, desiderando farle cosa gradita, le domanda:
– Avrei tanto piacere di portarti qualcosa in dono, cos’è che desideri?
– Sei tanto buono babbo! Ma io ho tutto qui, non ho bisogno di nulla.
Il padre insiste e allora Bella, per dargli la gioia di recarle un dono, gli chiede una rosa. L’uomo sella il cavallo, vi sale in groppa e parte. Ancora una volta arriva in città e si dirige al porto. Come le altre volte ottiene le stesse notizie: le navi sono arrivate, il carico è andato perduto. Sfiduciato, si rassegna a ritornare più povero di quando era partito.
Giunto al bosco, non molto lontano da casa, un forte vento scuote con furore le cime degli alberi e lo sbalza dalla sella. Il pover’uomo si smarrisce e non riesce più a ritrovare la via del ritorno. In preda al terrore si guarda intorno e da lontano vede una luce. Pensa ad una sua immaginazione, guarda perciò più attentamente: è proprio una luce.
Si avvia in quella direzione, il chiarore aumenta e appare un castello. Nessuno gli impedisce di entrare; l’uomo sale uno scalone ed entra attraverso una porta intarsiata. Chiama, ma nessuno risponde.
Arriva fino ad una terrazza digradante verso un giardino. È bellissimo: piante fiorite, alberelli di ogni tipo circondano prati verdi e lussureggianti. Al centro un lungo viale, fiancheggiato da cespugli di rose. Il mercante lo percorre e, rammentando il desiderio di Bella, ne coglie un ramo. Un rumore assordante lo costringe a voltarsi indietro e in quello stesso istante un essere mostruoso gli si para davanti gridando:
– Così mi ringrazi dell’ospitalità che ti ho dato? Il vecchio cade in ginocchio:
– Perdonami, ti prego. Ho colto il ramo di rose per esaudire il desiderio della mia figlia diletta.
Il mostro sembra ammansirsi, ma con la stessa voce tonante aggiunge:
– Ti perdono, ma avrai salva la vita solo se tua figlia verrà a vivere con me, altrimenti dovrai tornare fra tre mesi e qui morrai.
Il poveretto certamente non vuole sacrificare la figlia, ma accetta perché in tal modo potrà restare ancora tre mesi con lei. Bestia, questo è il nome del mostro, lascia che il mercante riprenda la strada del ritorno, non appena la tempesta si placa.
Il vecchio arriva a casa stanco e smarrito e Bella rimane impietrita nel vederlo. Allora egli le porge il ramo di rose e tra le lacrime le racconta la promessa fatta al mostro. Bella è addolorata, si avvicina al padre con tenerezza e con voce dolce gli dice:
– Quando tu partirai fra tre mesi, io verrò con te. Non ti permetterò di morire, non andrai solo dal mostro.
Rapidamente il tempo passa… Giunge il giorno della partenza.
Il mercante e sua figlia si dirigono verso il castello. Silenziosi attraversano il grande bosco, in preda ai più lugubri pensieri. Dal fondo appare la luce che, avvicinandosi inesorabilmente, diventa sempre più chiara. Il palazzo è ormai a pochi passi e la fanciulla lo guarda con angoscia.
Il mercante e la figlia tenendosi per mano entrano nel castello. Al centro di una grande sala c’è una tavola imbandita per due. Il pover’uomo singhiozza, ma Bella lo rassicura: troverà il modo di convincere il mostro a lasciarli andare.
Ad un tratto si ode un forte rumore. Il vecchio ha un brivido, Bella si guarda intorno atterrita. Bestia appare e con una voce orribile si rivolge alla fanciulla:
– Sei venuta spontaneamente oppure sei stata costretta da tuo padre?
Bella, sempre più terrorizzata, risponde:
– lo ho voluto venire qui – e poi, cercando di mascherare il più possibile la sua paura, spiega che è sua la colpa di quanto è successo e che il castigo perciò spetta a lei. Infine lo prega e lo supplica di non separarli.
Ma il mostro non si lascia impietosire e, rivolgendosi al mercante con tono deciso mentre si allontana dalla sala, ordina:
– Partirai domani mattina di buon’ora. La fanciulla resterà qui con me.
Il vecchio è sconvolto, piange disperatamente. Bella cerca di tranquillizzarlo: è sicura, il mostro avrà pietà di lei. Non sembra poi tanto cattivo. Il momento del distacco è straziante, ma il padre è costretto a lasciare il castello.
Rimasta sola, Bella cerca di farsi coraggio. Vaga per le sale e guarda incantata gli oggetti rari che vi si trovano. Arriva in giardino, ammira gli alberi maestosi, i fiori colorati e, in particolare, le rose dal profumo intenso. Riprende a girare per il castello, ha quasi dimenticato la triste sorte che l’attende quando, davanti ad una porta, appare una scritta «Appartamento di Bella».
La fanciulla, incuriosita, apre la porta. Che meraviglia!
Sul tavolo in un angolo di una bellissima stanza c’è un cembalo. Bella lo comincia a suonare. Scorge in fondo uno scaffale con tanti libri, ne apre uno a caso. Sulla prima pagina legge «Benvenuta, regina. Ordina ciò che desideri». Il primo pensiero della fanciulla è per il padre; Bella vorrebbe rivederlo ed ecco che nello specchio posto sulla parete di fronte all’ingresso appare l’immagine del vecchio mercante, seduto tristemente accanto al caminetto. Dopo un attimo la scena scompare. La speranza si fa allora strada nel cuore della fanciulla. Il mostro è ricco di premure, la circonda di tante cose belle. Non è cattivo e certamente non le farà del male.
Si reca nella sala per il pranzo: quante buone cose Bestia ha fatto preparare per lei! E mentre Bella siede a tavola, una musica melodiosa le tiene compagnia. Anche il pomeriggio trascorre rapidamente. La giovane continua a girare per il castello e ovunque trova sorprese. Si convince sempre di più che il mostro ha un animo generoso.
A sera la fanciulla è di nuovo a tavola nella grande sala: Il solito forte rumore annuncia l’arrivo di Bestia. Bella è agghiacciata dal terrore, alza lo sguardo e scorge ritto davanti a sé il mostro che le chiede con voce bassa e cupa:
– Posso farti compagnia mentre ceni?
La ragazza è gentile, gli risponde che la sua presenza non la disturba e parla a lungo con lui. Alla fine non ha più timori: Bestia è un essere mostruoso, ma sensibile e buono.
I giorni si susseguono così l’uno dietro l’altro. Bella trascorre le giornate scoprendo le mille meraviglie del castello, guardando sbigottita lo spettacolo mirabile del giardino fiorito. Si diverte ad aprire le pagine dei libri dove trova i messaggi più strani. Attonita guarda lo specchio, formula un desiderio e subito lo vede realizzato. La ragazza non si annoia di vivere in quel luogo e le serate sono tranquille. Alle nove in punto ogni sera appare Bestia e Bella lo aspetta. Ormai non ha più paura di lui.
Una sera però il mostro le rivolge una domanda inaspettata.
– Vuoi diventare mia moglie?
La giovane è turbata, non vuole addolorarlo, ma deve essere sincera con lui e con molta timidezza sussurra: – Ho per te un grande affetto e molta amicizia, ma non posso sposarti.
Bestia ha un momento di abbandono. Emette un lungo lamento e tutto il castello trema. Poi saluta con tristezza la fanciulla e si allontana. Bella è dispiaciuta, non vorrebbe recargli dolore e in cuor suo dice: «Non è possibile, è solo una bestia, non posso diventare sua moglie».
Trascorrono tre mesi e ancora altre volte il mostro chiede a Bella se vuole sposarlo. La fanciulla gli risponde sempre con un po’ di imbarazzo:
– Non posso diventare tua moglie, ma avrai sempre la mia amicizia.
Un giorno Bella chiede allo specchio di rivedere il padre e come sempre il suo desiderio è subito realizzato. Il vecchio genitore è assai ammalato perciò la fanciulla chiede a Bestia:
– Ti prego, concedimi otto giorni, fa’ che io possa andare da mio padre. Sta molto male e ha bisogno di me. Debbo assolutamente riabbracciarlo e morirei di dolore se non dovessi vederlo più.
– Andrai da tuo padre – risponde Bestia. – Ma ti scongiuro, non rimanere a lungo lontana: senza la tua presenza la mia vita si spegnerebbe in poco tempo.
L’indomani, quando Bella è sulla soglia del castello pronta per la partenza, il mostro premuroso la saluta e le dona un anello.
– Quando vorrai ritornare, ricordati di porlo sul tuo comodino.
Bella rigira tra le mani l’anello e, come per incanto, si trova a casa. Chiama ad alta voce il vecchio padre, che accorre in preda a una grande emozione.
– Figlia mia, sei tornata finalmente!
I due si abbracciano teneramente e restano a lungo stretti l’uno all’altra. Poi quante cose hanno da dirsi! Bella parla a lungo del mostro, delle sue continue attenzioni. La casa è invasa dal suo chiacchierio festoso mentre il padre ascolta commosso.
La fanciulla vuole uscire con lui, andare in giro per la campagna e ritrovare le cose che da mesi non ha più visto. Si accorge all’improvviso di non aver portato con sé dei vestiti, ma con grande sorpresa nella sua cameretta trova un baule pieno di abiti e di gioielli.
– Bestia… ! caro, – sospira quasi con nostalgia Bella ­ pensi proprio a tutto!
Sceglie la veste più semplice, la indossa e raggiunge di nuovo il padre. Ha ancora tante cose da raccontargli. I primi giorni trascorrono in fretta ma, passata l’emozione del primo momento, Bella comincia ad essere inquieta. È afflitta dal pensiero che Bestia possa soffrire per la sua lontananza. S’accorge che nella sua vecchia casa si annoia mentre con Bestia era diverso: il tempo volava via rapidamente. L’inquietudine aumenta quando, allo scadere degli otto giorni, il vecchio genitore le chiede di trattenersi ancora. La ragazza non vuole dispiacere al padre e acconsente. Ma durante il sonno è tormentata da continui incubi. Infine una notte ha una visione e sogna il mostro in fin di vita presso il ruscello che scorre nell’angolo più remoto del giardino. Si sveglia in lacrime, cerca febbrilmente l’anello e lo ripone al posto convenuto. Poi tra i singhiozzi si addormenta.
Quando si ridesta eccola di nuovo nel castello nella sua bella camera. In preda a una grande agitazione la giovane corre per il palazzo chiamando Bestia, ma nessuno risponde. Si dirige allora verso il ruscello: il mostro è là che giace disteso ai piedi di un albero. Appena la vede, apre gli occhi, vuole rialzarsi, ma ricade perché è troppo debole.
Bella si inginocchia accanto a lui. Non prova più alcuna ripugnanza e lo abbraccia singhiozzando:
– No, non morire. Rimarrò sempre vicino a te. Sarò la tua sposa.
A quelle parole tutto il castello si illumina mentre una dolce melodia si diffonde nell’aria. Nello stesso momento il mostro scompare e al suo posto vi è un giovane bellissimo che le parla con voce armoniosa:
– Grazie Bella, mi hai liberato dall’incantesimo. Ero stato condannato a vagare sotto le spoglie di Bestia finché una fanciulla non avesse desiderato sposarmi nonostante il mio aspetto ripugnante. Non avevo più alcuna speranza e poi sei arrivata tu.
Bella ascolta rapita le parole del giovane che dopo l’inattesa rivelazione aggiunge:
– Vuoi essere la mia sposa?
Bella acconsente e felice gli porge la mano. Il giovane la stringe forte e come per magia i due vengono trasportati in un regno lontano dove una folla esultante accoglie il giovane che è il suo re. I sudditi conoscevano il terribile maleficio che lo aveva colpito, ma non avevano mai perso la speranza di rivederlo.
La notizia si diffonde per i villaggi del regno e tutti accorrono per assistere alle nozze del loro sovrano con la fanciulla che col suo amore l’aveva liberato dal triste incantesimo.

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