“Spietato e spensierato”, una poesia inedita di Skylar

Che cos’è il male? La poetessa transgender Skylar, profuga dal Ruanda in Uganda, che nella sua breve esistenza ha subito in più occasioni crudeltà e abusi, ritrae con i suoi versi crudi – veri e propri blues del nostro tempo – il prototipo dell’aguzzino, dell’essere umano che ha perduto ogni traccia della sua umanità. Ma anche del politico corrotto e crudele, del potente che stritola il debole. Per il piacere perverso di farlo, per affermare un potere che non conosce la pietas umana o per ottenere vantaggi personali. Chi legge i versi di Skylar riceve subito una folgorazione e nella sua mente, nel suo cuore appare, come in una visione subitanea, un volto. Il volto “spietato e spensierato”di quella malvagità che chiama sé stessa compassione, bontà, solidarietà, generosità. Il male che attraversa la Storia, ma appare anche nelle vite delle singole persone, con la sua luce nera, la sua arroganza, la sua impunità. Colpiscono nel centro dell’anima, come frecce di verità, i versi di Skylar. Roberto Malini

Spietato e spensierato

di Skylar – trad. di Roberto Malini

Tu, ladro di felicità
Ladro di unioni
Ricordami il tuo nome
Ricordamelo, io non ci riesco.

Senza pudore e senza cuore
Spietato e spensierato
Non mastichi, ma ingoi
Non dai baci, ma morsi.

Ovunque sollevi tempeste
Ovunque colpisci, lasci cicatrici
Quello che vuoi te lo prendi
E si spegne il sorriso a chi saluti.

Non sei il peggiore, sei oltre
Sulla schiena porti una spada
I tuoi nodi bruciano e fanno male
Tagli teste, rompi ossa.

Non parli, prendi semplicemente
I tuoi abbracci tolgono il respiro
Sei oscurità, il tuo nome è Male
Sei demoniaco e incarni la morte.

Silografie di Ari Glass (Berlino, 1897 – Haifa, 1973), artista della Shoah