Calo Carratalá, genio e testimonianza nei bagliori e nell’ombra della selva

di Roberto Malini

Quando l’arte nasce da una profonda ispirazione, ha l’effetto di raggiungerci come una rivelazione, un’illuminazione. Così sono le Selve di Calo Carratalá, pittore nato a Torrent, città della Comunità Valenciana, nel 1959. L’energia che ispira i suoi lavori è la stessa che si trova all’origine della vita. Non vi è destra né sinistra, nei suoi dipinti e nei suoi disegni; non vi è alto né basso: la foresta coincide con il suo riflesso, che è riflesso del nostro animo. La presenza di una canoa e di un nativo sono parte di un tutto che germoglia, fiorisce, canta, grida, si immerge, si leva in volo, insegue e fugge, vive e muore. Mentre l’irrompere dell’uomo che distrugge, con le macchine della sua avidità più profonda e violenta del corso del grande fiume, non è che un ronzio in lontananza, coperto da quelli degli insetti e della corrente. “È una natura avvolgente e poderosa,” spiega l’artista, “ma anche ferita”. Ammirando le opere di questo grande maestro del nostro tempo, ognuno di noi , improvvisamente, diviene consapevole che nell’ombra della selva si annidano le energie primeve dell’amore e di suo fratello, il dolore. Energie che, unite dall’alchimia del genio, generano meraviglia. I colori sono pochi, eppure investono l’osservatore con i bagliori di un sole riflesso innumerevoli volte e le intermittenze chiaroscure dettate dal vento.

Raramente, nel nostro tempo, riusciamo a riconoscere a un artista il ruolo di testimone della propria epoca, autore di quell’arte senza tempo – per usare un’espressione eloquente coniata dal critico d’arte Federico Zeri – che sospinge l’umanità verso nuovi orizzonti di bellezza, ricerca e civiltà. Chi vede nell’arte un motore di progresso morale nutre un’ammirazione sconfinata per chi, nei secoli, mise il proprio talento al servizio di un’ideale di utilità universale. Artisti come Peter Paul Rubens, che vide nella pace la sola speranza per la società del suo tempo di uscire dalla barbarie. La sua Allegoria della Pace (1630, Londra, National Gallery) è un’immagine che mostra, in una forma mitologica che ci commuove, il potere benefico e fruttifero della convivenza serena fra i popoli, unico antidoto contro l’orrore e la devastazione che la rabbia, linfa velenosa che nutre ogni guerra, porta da sempre alla comunità umana. Nel XX secolo Marc Chagall, come altri artisti sfuggiti alla Shoah, recuperò a beneficio di tutto il mondo immagini simboliche del mondo degli ebrei annientato dal nazifascismo: gli shtetl, quartieri e villaggi ebraici con le loro sinagoghe, le feste rituali, il lavoro e la preghiera. Un genio e contemporaneamente un testimone. Simile a lui, Picasso con la sua Guernica, che rappresenta la distruzione della cittadina basca, avvenuto il 26 aprile 1937, da parte delle forze italo-tedesche, ma contemporaneamente è allegoria di tutte le guerre. Un grido di giustizia, un attimo “senza tempo” che condanna la nostra natura distruttiva. Una testimonianza.

Ho conosciuto Calo Carratalá, mio coetaneo, grazie al romanzo poetico “Selva di luce” che ho scritto insieme a Steed Gamero; Steed e io abbiamo un legame fortissimo con l’ambiente naturale delle nostre origini e per noi è proprio nella selva che si combatte oggi la battaglia più cruenta, spietata e autodistruttiva. Un conflitto da cui dipende gran parte del futuro del genere umano e dell’ambiente che lo ospita. Gli alberi cadono a un ritmo impressionante, le multinazionali scavano ovunque alla ricerca di petrolio, gas, carbone e minerali preziosi. I corsi d’acqua vengono inquinati, il fuoco avanza su innumerevoli fronti e le popolazioni indigene sono decimate. È una sconfinata Guernica, una Guernica verde che avviene nell’indifferenza del mondo, dietro quella cortina di tronchi, foglie e bagliori riflessi che vediamo nei dipinti di Calo Carratalá. Opere che ci hanno colpiti in profondità con la loro potenza testimoniale, ragione per cui abbiamo preso contatto con l’artista, che ci ha mostrato una totale disponibilità e ci ha inviato le fotografie che pubblichiamo nella gallery collegata a questo articolo.

La foresta pluviale è il soggetto di tante opere di Carratalá, in cui appare come il grembo in cui il mistero della vita si perpetua da milioni di anni, molto più antico di noi e dei nostri antenati pre-umani. In ogni opera, non ci è difficile identificare la nostra prima memoria, la memoria di quando eravamo pura natura, come gli alberi e il fiume. E attraverso ogni opera, non ci è difficile comprendere quale parte di noi ci stanno portando via gli incendi, lo sfruttamento del legname, le attività minerarie, la silvicoltura, il disboscamento. La foresta pluviale attualmente ricopre solo il 7% della superficie terrestre, ma accoglie più della metà delle specie animali e vegetali del pianeta. La selva è il polmone della Terra: produce l’aria che respiriamo, regola i cambiamenti climatici, protegge il suolo dai fenomeni erosivi, conserva il tesoro delle diversità biologiche e le tradizioni dei popoli indigeni. Nei dipinti e disegni di Calo Carratalá questo miracolo verde appare come un’unica entità, avvolta ora da luci vivide, ora da notti profondissime, possente come il mistero dell’esistere, vulnerabile e dolorosa come la perdita. Sono opere stupende, emozionanti, create da un punto di vista universale, in cui si percepisce il pulsare contemporaneo della linfa, del sangue e di un tempo che è molto più ampio del nostro. Sono testimonianze e non a caso, per dipingere la selva, l’artista si è recato in Amazzonia, in una terra divisa fra Brasile, Colombia e Perù. Ha vissuto nella selva, l’ha percorsa fin nel profondo, realizzando schizzi, scattando fotografie, prendendo appunti. “È un viaggio simile a una continua riscoperta,” spiega l’artista, “un ritorno alle origini e un ritorno alla natura nello stato più selvaggio che possiamo trovare oggi”.

Nota biografica

Calo Carratalá nasce a Torrent, città della Comunità autonoma Valenciana, nel 1959. Ha conseguito la laurea in Belle Arti presso la facoltà di San Carlos di Valencia nel 1986. Ha tenuto mostre personali e ha partecipato a collettive in Spagna e in altre nazioni, ottenendo sempre un notevole successo di critica e pubblico. Il suo lavoro nel disegno e nella pittura ha ottenuto i più importanti riconoscimenti e numerose sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private.

La gallery presenta una scelta di opere di Calo Carratalá; le immagini che chiudono la rassegna si riferiscono alle mostre presso la Galería Color Elefante (foto di Santiago Relanzón) e la Galería Alba Cabrera Y Castillo De Alaquas (foto di Salva Alvaro Nebot), entrambe di Valencia.