Shoah, dalla rivolta di Leopoli all’arte salvata: il 19 novembre la memoria arriva a Barletta

Ottantatré anni dopo la rivolta dei prigionieri ebrei del campo nazista di Janowska, avvenuta il 19 novembre 1943 durante le operazioni di liquidazione, Barletta inaugura Etz Ha-Ḥayim – L’arte salvata dalle radici al cielo. Un anniversario di grande significato storico e civile si intreccia con le 68 opere della Collezione Roberto Malini e con il patrimonio musicale salvaguardato da Francesco Lotoro.

Il 19 novembre 2026, alle ore 17, nello storico Palazzo San Domenico di Barletta, si inaugurerà Etz Ha-Ḥayim – L’arte salvata dalle radici al cielo, mostra di 68 opere della Collezione Roberto Malini, promossa dalla Fondazione Istituto di Letteratura Musicale Concentrazionaria, presieduta dal maestro Francesco Lotoro. Curata da Carol Morganti e Roberto Malini, l’esposizione resterà aperta fino al 4 febbraio 2027.

Dipinti, disegni e incisioni raccontano la straordinaria vitalità dell’arte ebraica europea prima, durante e dopo la Shoah: dalle avanguardie del Novecento alle testimonianze dei ghetti e dei campi, fino alla ricostruzione pittorica del mondo dello shtetl, con le sue sinagoghe, i musicisti, le feste, la quotidianità e i volti di una civiltà che il nazismo tentò di cancellare.a

La data dell’inaugurazione custodisce una coincidenza storica di particolare significato. Il 19 novembre 1943, ottantatré anni prima, nel campo nazista di Janowska, presso Leopoli, oggi Lviv, in Ucraina, alcuni prigionieri ebrei si ribellarono ai loro aguzzini. Erano uomini costretti a compiere uno dei lavori più terribili concepiti dal sistema nazista, quello di riesumare e bruciare i corpi delle vittime per cancellare le prove dello sterminio. Nell’ambito dell’Aktion 1005, le SS tentavano di far scomparire persino le tracce materiali dei loro crimini.

I prigionieri organizzarono una rivolta e un tentativo di fuga collettiva. Alcuni riuscirono a sottrarsi alla cattura, mentre la maggioranza fu ripresa e assassinata. Fu un atto di resistenza di straordinario coraggio, maturato quando ogni speranza sembrava svanita. La rivolta si inserì nella tragica liquidazione di Janowska, quando, nel novembre 1943, le SS e i loro ausiliari uccisero almeno seimila ebrei provenienti da diversi campi di lavoro della Galizia. Non tutti morirono il 19 novembre e quella giornata rimane una delle testimonianze più alte della volontà di opporsi allo sterminio.[1]

Janowska fu un luogo di lavoro coatto, deportazione e assassinio di massa, ma anche uno dei luoghi nei quali la creazione artistica riuscì a lasciare testimonianze eccezionali. L’architetto e disegnatore ebreo Zeev Porath, nato Wilhelm Ochs, rappresentò scene della vita e della violenza del campo. Il Ghetto Fighters’ House Museum ne conserva disegni, dipinti e memorie. Bernard Slawik, sopravvissuto a Janowska, affidò a immagini di intensa forza espressiva il ricordo della persecuzione; alcune sue opere sono oggi custodite dall’Australian War Memorial.[2]

La memoria di Leopoli attraversa anche la mostra di Barletta. Joseph Pressmane, formatosi nelle scuole d’arte della città, è presente con un disegno del 1945 dedicato al massacro degli ebrei ucraini da parte dell’Einsatzgruppe C. Simcha Nornberg, che a Leopoli aveva organizzato attività della gioventù sionista prima dell’arresto da parte delle autorità sovietiche, vi è rappresentato attraverso opere della maturità. Due percorsi differenti, legati a una città che fu uno dei grandi centri della cultura ebraica europea. Le loro vicende non appartengono alla storia del campo di Janowska, ma contribuiscono a restituire profondità culturale e umana alla memoria di Leopoli.

A Janowska si consumò anche una delle più tragiche vicende musicali della Shoah. Le SS costrinsero un’orchestra di prigionieri ebrei, fra i quali figuravano importanti musicisti di Leopoli, a suonare durante selezioni, punizioni ed esecuzioni. Tra loro vi erano il violinista Leonid Stricks e il violoncellista Leon Eber. Alla storia dell’orchestra è legato il famigerato Todestango, il «Tango della morte», la cui ricostruzione storica presenta ancora aspetti controversi. È documentato, invece, l’impiego della musica come strumento di sopraffazione e l’assassinio dei musicisti da parte dei loro persecutori.[3]

È proprio qui che Janowska incontra il significato più profondo della mostra di Barletta. Roberto Malini ha dedicato oltre venticinque anni alla ricerca di opere di artisti ebrei perseguitati, ricostruendo biografie e provenienze attraverso famiglie, eredi, collezionisti e mercanti. Francesco Lotoro conduce da decenni un’opera internazionale di recupero, studio e restituzione della musica creata nei luoghi di prigionia. Le loro ricerche, sviluppatesi in ambiti differenti, convergono oggi nel progetto della Fondazione ILMC e della futura Cittadella di Barletta. L’una restituisce immagini, l’altra partiture e suoni; entrambe riconsegnano alla conoscenza artisti e opere che rischiavano di scomparire.

L’Albero della Vita, Etz Ha-Ḥayim, è dunque molto più del simbolo di un’esposizione. Le sue radici custodiscono ciò che la storia ha tentato di recidere, i rami accolgono ciò che può ancora crescere. Il 19 novembre, nel ricordo della rivolta di Janowska, l’inaugurazione assume un significato ulteriore. Oltre il ricordo delle vittime e la celebrazione del coraggio di chi resistette, si compirà un atto di restituzione alla conoscenza di un patrimonio di cultura, creatività e bellezza che la persecuzione cercò di cancellare. 

Note

1. United States Holocaust Memorial Museum, Janowska, «Holocaust Encyclopedia», https://encyclopedia.ushmm.org/content/en/article/janowska. Per la rivolta del 19 novembre 1943, l’Aktion 1005 e le uccisioni durante la liquidazione del campo.

2. Ghetto Fighters’ House Archives, The Zeev Porath Collection: Drawings, Paintings and Memories from Janowska Camp, https://www.infocenters.co.il/gfh/notebook_ext.asp?book=138058&lang=eng&site=gfh; Australian War Memorial, Bernard Slawik, The Death March, inv. ART90357, https://www.awm.gov.au/collection/C287265.

3. United States Holocaust Memorial Museum, Orchestra in the Janowska Camp, https://encyclopedia.ushmm.org/content/en/photo/orchestra-in-the-janowska-camp; Willem de Haan, Tango of Death: The Creation of a Holocaust Legend, Brill, Leiden-Boston 2022 (edizione elettronica).

Nelle foto, l’opera di Pressmane, in mostra a Barletta, e alcuni membri dell’orchestra del ghetto di Janowska – USHMM (78710)

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